@Fabrizio
assolutamente si, ho già espresso il mio parere e non sto a ribadirlo...
credo invece che ormai non ci sia più discussione...peccato!
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Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione in merito,se possibile, anche la vostra esperienza personale. |




Capi si nasce o si diventa?
assolutamente si, ho già espresso il mio parere e non sto a ribadirlo...
credo invece che ormai non ci sia più discussione...peccato!
@Paolo
Non ti sembra riduttivo usare questa discussione come modello per dimostrare che capi si nasce?
@Fiorella
Stando a quello che dici quindi o si nasce capi ( bollino verde) o si nasce non capi ( bollino rosso), a questo punto si nasce pittori, o si nasce imbianchini, si nasce piloti o si nasce panettieri, intendo...si nasce intelligenti o si nasce stupidi...è così che la pensi?
dai tempi dell'università, sento formulare questa domanda e ancora oggi non riesco a cogliere una risposta che mi possa convincere completamente. Goleman ha scritto diversi libri sull'argomento e ha fatto delle indagini che hanno dimostrato che non esiste un solo modo di essere capo, ma ne esistono molti. E' una questione di stile. Sostanzialmente ogni stile di leadership ha un vantaggio competitivo in una situazione e non in tutte.
Chi conosce il mondo del golf (io non lo pratico, ma lo conosco perché mi affascina vederlo giocare) sa che a seconda della distanza e delle condizioni il giocatore può scegliere tra diverse mazze (ognuna progettata per raggiungere una certa distanza, modulabile con la forza e l'elasticità del braccio). Se volessi arrivare lontano con la pallina, potrei scegliere un driver. Ma se fossi sul green saprei che il driver è difficile da controllare, perché non usare un putter? Come si fa a saperlo? Si va sul campo pratica e ... si fa pratica.
La predisposizione della persona permetterà di raggiungere risultati diversi. Ma lo si vedrà solo alla distanza, perché all'inizio tutti coloro che ci provano hanno un po' di difficoltà e non basta essere predisposti per riuscire bene. Ovviamente, non tutti possono diventare Tiger Woods, ma tanti possono imparare a giocare e a divertirsi. Pertanto, a detta di chi allena, i fattori critici di successo alla fine sono la costanza, la passione, la disciplina e tanto impegno.
Il golf può avere quelche attinenza con l'essere capo?
A mio parere, un capo definito in gamba si comporta come un grande giocatore di golf, ha la capacità di scegliere una diversa strategia di leadership a seconda del contesto, sa indirizzare, quando serve una visione, sa comandare quando è utile una strategia d'azione in tempi rapidi, sa motivare quando c'è un calo di tensione, sa delegare quando vuole fornire al proprio collaboratore la forza. Sicuramente può avere un carisma innato (il bambino già da piccolo può avere una predisposizione alla guida di un gruppo, ma forse, un cosa è guidare un gruppo nel divertimento e un'altra è farlo nell'ambito lavorativo). Molto più spesso chi si è distinto come capo con particolari doti ha imparato grazie a una grande curiosità e una consapevolezza dei propri mezzi, a scegliere come comportarsi e a indagare le proprie azioni, i propri colpi e i risultati raggiunti, modificando di volta in volta le strategie (ammettendo anche i propri errori).
Forse, è il campo pratica che ci manca per sviluppare questo genere di competenze? Farlo direttamente sul lavoro non sempre è facile.
Non sbagli. Quello che volevo dire io è semplicemente che ognuno è padrone del proprio destino. Perchè la convinzione che è già stato tutto scritto o si nasce con l'etichetta è la cosa più deleteria che esista.
Purtroppo c'è questa impostazione dalla nascita che noi seguiamo il nostro ambiente e ci adattiamo ad esso ma io penso profondamente che non sia così. Noi possiamo decidere l'ambiente in cui viviamo. Niente è già stato scritto. E' tutto li da costruire se vogliamo.
Basta decidere e fare gli sforzi necessari ( su se stessi ) per raggiungere l'obbiettivo.
perchè il coro del "si nasce" non è altrettanto ripetitivo?
Se "si nasce" almeno si dia una spiegazione logica, altrimenti è solo bla bla bla.
Tutti allora posso affermare che "si nasce" così e cosà sparando qualunque castroneria.... tanto è fatalismo e non c'è discussione (questa si che è arroganza: togliere la possibilità di discutere perchè se "si nasce" che si discute?).
In quanto all'arroganza (che vedi tu, dato che manco mi passa per la testa di esserlo) direi che mi battono coloro che pretendono di dare lezioni su tutto.Suvvia........
No, mi spiace, ma nessuno potrà mai togliermi la speranza di pensare che chiunque possa diventare leader.
E poi, ripeto, ma nessuno mi ha risposto, chi decide se un individuo può essere leader o no sopratutto in fase di crescita? I bei voti a scuola? Il fatto che fa il comandino con i compagni di giochi? Chi può assumersi una simile responsabilità?
Inoltre, e questo è un mio appunto personale, pur essendo molte volte di parere opposto con Adriano trovo i suoi interventi, seppur a volte un pò duretti, davvero stimolanti.
Per la seconda volta sono d'accordissimo su questo: "Se "si nasce" significa che è opera del destino e contro il destino nulla di umano si può opporre!
Ma la storiella del "si nasce" nasconde anche l'alterigia verso il resto del mondo, verso i Paria che non sono riuscviti a emergere come chi è nato Bramino/leader/capo."
Penso che sia esattamente così.
Grande Troisi...
Adriano: sei ripetitivo, leggermente arrogante, e mio nonno diceva sempre "parla come mangi".
Perdonami ma dopo il tuo centesimo intervento fatto per ribadire l'ennesima volta il tuo punto di vista (cambiano solo le metafore, e per giunta manco troppo originali spesso), ho dovuto dirtelo.
Io al contrario non ripeto il mio punto di vista per l'ennesima volta: in questa pagina ci sono fantastici bottoncini che permettono di rivedere quel che ho già scritto senza ridigitarlo (prodigi della tecnologia!)
L'andare sempre contro i pareri altrui non è, secondo il mio ignorante punto di vista, il giusto registro di comunicazione del posto che ci ospita.
Chiedo scusa per il mio intervento poco costruttivo e molto critico.
Buona discussione
allora si nasce anche piloti (provate voi a guidare come Lauda o come un pilota delle Frecce), si nasce ragionieri (nella testa, non nel titolo che si acquisisce a scuola) si nasce ladri e truffatori (parti plurigellari in Italia), si nasce falliti si nasce creduloni si nasce preti (con la vocazione) si nasce così e si nasce cosà.
Signori si nasce (e Totò, modestamente, lo nacque)
Ma non che questa storiella del "si nasce" in realtà serve a nascondere propri e/o altrui fallimenti? Se "si nasce" significa che è opera del destino e contro il destino nulla di umano si può opporre!
Ma la storiella del "si nasce" nasconde anche l'alterigia verso il resto del mondo, verso i Paria che non sono riuscviti a emergere come chi è nato Bramino/leader/capo.
Si nasce e non c'è discussione. Si nasce.....!
A volte, anche, si muore.
Per il resto...il rampollo non è decisamente ilmio tipo...
oso aggiungere e... non sempre la merita...
Sarà capitato anche te: molte volte l'eredità si è rivelata più "imposta" che voluta relamente con disastrosi risultati.
Penso di trovarti concorde con me sul fatto che preparare il passaggio generazionale è sempre qualcosa di motlo stimolante, ma anche molto difficile
Permettetemi però una chicca : qualche "fortunato" (in arte "rampollo di famiglia"), la carica di capo, semplicemente "la eredita" . :-)
Scherzi a parte non sono d'accordo sull'affermazione di Federica che dice che la predisposizione alla leadership si ha già dalla nascita, l'assolutismo è pericoloso in quanto ci sono esempi nella storia che dicono l'esatto contrario, uno su tutti quello di Gandhi che penso possa essere definito il massimo esempio di leadership " pura", fece una rivoluzione senza usare una sola pallottola, lui in adolescenza era un bambino schivo introverso e mediocre, a scuola poi non brillava...ed è riuscito a trascinare milioni di persone e renderle libere.
Io voglio pensare che non siamo relegati ad un destino, io sono convinto che attraverso la fiducia, la speranza e tanti sbattimenti il destino si cambia, e ne ho le prove attraverso la mia esperienza e di persone a me vicine.
Sarebbe devastante che alla nascita, gli esseri umani vengano bollati tipo sparta e atene, tu sei leader e tu no..è limitativo e assulamente pessimista.
Poi....de gustibus....io sono dalla parte di chi ci crede fino in fondo e sono convinto che ognuno di noi è libero di crearsi il proprio destino perchè come ho già detto in altri thread abbiamo un poteziale interiore illimitato anche se l'ambiente e le istituzioni ci fanno credere l'esatto opposto.
@
Fabio
...Non andare a casa.... :-)))))))))))
@Fabrizio giuro che non è plagio! ;)
p.s. prometto che questa settimana metto la mia foto
State parlando di quello che gli amanti degli slogan chiamano "coaching"?
Sia che la risposta sia si, sia che sia no, condivido in pieno anche se proporrei una piccola modifica di rilevanza semantica: perchè non sostituire la parola "insegnare" alla parola "educare".
Non vi conosco personalmente e forse mi sbaglio, ma se ho capito bene quanto state affermando, ci calzerebbe a pennello.
Dico questo perché lavorare con persone che esprimono nel lavoro la loro vera essenza, aiuta molto sia il leader che il capo.
Penso che il mix di questi due aspetti dia una risultante davvero interessante per chi ricopre un ruolo di leader.
In fondo una è la causa, i gradi, l'altro è l'effetto, l'annientare qualcuno togliendogli qualsiasi tipo di speranza, perchè chi ostenta stellette e medaglie, generalmente le usa nel modo più deleterio.
Storicamente parlando, sta finendo il tempo di quei leader che incantano a parole ma che poi, nel day by day affondano lentamente nell'incapacità di gestire le situazioni, soprattutto quando queste iniziano ad avere una certa pressione. Anzi, in quei momenti generalmente si accaniscono con le persone che hanno sotto seppelendole di responsabilità che magari non sono neppure di loro competenza.
E' vero, le parole e le azioni a volte sono più forti della spada perchè se male usate possono creare dei danni davvero pesanti che alla fine del giro, si ripercuotono sull'azienda.
Per tornare a quanto dicevo, causa ed effetto.
Penso che valga davvero la pena insegnare agli altri, come diceva Marco, ad avere un unico grande obbiettivo condiviso, insegnare alle persone ad essere leader di se stessi in primis perchè questo genera una tale fiducia che la proattività ed il rendimento, alla fine, diventano non più un una tantum, ma una meravigliosa quotidianità.
carissimo quello che tu dici è vero, hai esattamente centrato il problema ..... un vero leader non dirà mai ad un suo collaboratore "non sarai mai un capo ma sempre un sottoposto"; tutto il contrario invece. Quelli non sono capi, e finiscono prima o poi per essere emarginati dai suoi stessi collaboratori, perché non sono in grado di crearsi la "base" elettorale.
Un leader deve invece stimolare tutti i suoi collaboratori a dare il meglio, a far emergere le doti di leadership che ognuno di noi ha intrinsecamente. Deve far emergere la "voglia" di lavorare, non il "dovere"; deve coinvolgere tutti nei progetti dell'azienda, dare ai suoi una visione, un sogno, un obiettivo di grandezza condiviso; deve "insegnare" agli altri ad essere grande.
Hai presente la differenza tra un comandante ed un generale? ... il generale ha i gradi, il comandante ha un "ruolo".... non sei d'accordo?
Fabrizio il tuo intervento mi era molto piaciuto e avevo pensato di rafforzare quanto da te detto.
@ Fabrizio Mazzoni
Bell'intervento davvero! Non ci accorgiamo che con le nostre parole o il nostro operato a volte possiamo diventare dei killer psicologici...
Qualsiasi cosa si può imparare. Qualsiasi. E' solo questione di determinazione ed esperienza. Nessuno nasce imparato. Neppure Steve Jobs o altri super guru.
Sono diventati quello che sono per il grande sforzo e la grande determinazione che avevano. Il pensare che o si nasce capi oppure nada è davvero limitante. E poi una domanda, chi si assume la responsabilità di dire ad un essere umano : tu non sarai mai un capo ma sempre e solo un sottoposto? Chi può conoscere così bene un essere umano da poterlo bollare di questo giudizio? Già si fa fatica a conoscere se stessi, figurarsi gli altri.
In questo caso hai anticipato tutti... :-)
Io però suggerirei sempre di leggere il primo come propedeutico all' "Essere Leader".
Lo consiglio vivamente a chi vuole migliorare il proprio stato lavorativo o sociale. Ti aiuta a buttare a mare tutte le credenze limitanti.
L'autorevolezza è solo uno degli stili di leadership che Goleman ha teorizzato. Chi vuole ulteriori informazioni può trovarle al seguente link: http://www.emidiolupo.it/leadership/48-leadership-equilibri-di-stili.html
Circa la leadership, mi trovo propenso a nel condividere il fatto che leader si "nasce".
Ossia lo si diventa grazie all'ambiente che ci circonda nei primi anni della nostra infanzia, fino all'adolescenza.
Indipendentemente da come ci siamo evoluti in base all'educazione ricevuta, concordo sul fatto che sia possibile modificare i nostri comportamenti anche in seguito.
Su questo punto consiglierei la lettura, o rilettura, di: Goleman; "L'intelligenza emotiva" - BUR (10 euro circa).
Naturalmente non si esaurisce tutto con una buona lettura...
gentilissimo, l'unanimità è sempre una cosa negativa.
Saluti e buon WE
gentilissimo: la mia professione mi ha insegnato che non esistono "cure" o trattamenti che vanno bene per tutti: quel che funziona bene per X non è affatto detto che produca i medesimi risutati anche per Y dato che le variabili sono molteplici sia personali sia ambientali. Ogni situazione è un caso a sè e come tale va considerata.
"Essere aperti alle novità": ecco uan frase generica che dice tutto e niente (senza offesa, per carità). Ognuno di noi certamente si dirà aperto alle novità, ma altrettantyo certamente troverà qualcuno che lo accuserà di essere chiuso.
Anche qui credo si debba specificare meglio caso per caso, altrimenti parliamo per luoghi comuni e frasi fatte. Probabilmente quel che io considero apertura per altri non lo è o addirittura per qualcuno è azzardo e lo stesso dicasi nei confronti di chiunque.
Mi sorge una riflessione: talvolta si considera la differenza dalla massa come elemento positivo, altre volte si prendono a riferimento altre persone per copiarne/assumerne o perlomeno ispirarsi a loro per aver successo.
In merito alla mia cattiva comunicazione: lei l'ha notata. E' quindi così certo che sia stata pessima? forse molti interventi in linea con suo pensiero sono passatti inosservati ma quello "cattivo" invece l'ha notato.
Buon weekend
9 ore fa• Rispondi in privato• Contrassegn
carissimo Le suggerirei la lettura di un libro molto significativo in materia, autore: Dale Carnegie titolo: scopri il Leader che è in te.
Ognuno di noi ha dentro la capacità per diventare Leader, ma la maggior parte di noi non lo sa. Ad esempio essere aperti mentalmente alle novità, agli altri, comunicare "bene" (non come ha fatto Lei nel precedente post), motivare i propri collaboratori, stimolare negli altri la "voglia di fare" .... sono doti essenziali. Le consiglierei anche di leggere le biografie di molti leader per capire che ci sono delle qualità indiscutibilmente innate (ad esempio l'ultima biografia di Steve Jobs...).
@Paolo
sono d'accordo con te....
io non credo sia un dono divino, al limite una propensione o una dote che va sviluppata come tante altre che ognuno di noi ha molto nascoste nel suo sè...
quanto alle virtù cardinali forse perchè prudenza, giustizia, fortezza e temperanza sono già doti da leader e aggiungere la quinta ("leadrship") suonerebbe male! oltretutto i punti cardinali sono 4 e non potrebbero essere 5...
Leader si nasce!
nessuno sa spiegare come e perchè ma ormai è fuori discussione che sia così.
Evidentemente, quindi, essere Leader è un dono Divino: c'è da chiedersi come mai non sia ancora annoverato fra le canoniche Virtù Cardinali insegnate al catechismo.
Mah....!
il leader crea "gruppi", pertanto "capo" ci puoi diventare, ma leader ci nasci se hai delle doti comunicative ed empatiche.
Ho avuto la fortuna di avere un grandissimo capo che era anche un grande leader, un motivatore, uno che esaltava i miei successi, ed ero sempre pronto a dare il massimo ogni giorno.....
Ma attenzione a non idealizzare mai le persone..... ti puoi accorgere un domani che quella persona non è proprio come la immaginavi tu.
Si diventa ottimo leader con determinazione, spirito di sacrificio, umilta', esperienza, educazione ed una massiccia dose di buon senso. Etc.
Mi sembra un ottimo insegnamento anche in azienda...se pur su temi diversi
Ottima sintesi delle qualità indispensabili per chi vuole coordinare gli altri. Condivido.
Potrebbe essere un fattore genetico? Se si, allora perché tanti leader nascono da genitori non leader?
Potrebbe essere un fattore ambientale? Allora perchè in alcune famiglie ricche e con genitori leader vengono fuori figli viziati e drogati che non fanno altro che sperperare quanto di buono costruito dai genitori?
Potrebbe essere un fattore chimico, oppure divino?
Per me l'uomo è così complesso che non possiamo relegarlo dentro un recinto. Siamo più o meno propensi a svolgere delle azioni, ma da qui a dire che siamo nati leader per infusione spirituale, ne passa...È come togliersi a priori la possibilità di scegliere, di migliorare, di studiare, di accrescere.
Dire leader si nasce mi sembra una scusa:
- per chi non si sente leader è una scusa per non fare nulla e poter implorare al fato;
- per chi si sente leader è una scusa per dimostrare la sua superiorità a prescindere e non perché si impegna a migliorare, a studiare,
Insomma, la decocodifica del DNA ha aiutato molti la ricerca genetica; evidentemente quel che ancora non è riuscita a spiegare è la predisposizione dalla nascita ad essere leader o capo.
Considerata la perentorietà nell'affermazione di alcuni che leader e/o capi si nasce e dato che la scienza ancora non ha spiegato attraverso quali meccanismi neonatali si nasca leader o quale sia il cromosoma del leader che taluni hanno e molti no; sembra quindi che la determinazione di chi da grande sarà Leader e/o Capo avvenga più per volontà divina (quindi imponderabile, inspiegabile e indiscutibile come tutto ciò che attiene alla religione) o per una felice congiunzione astrale (il Mago Otelma potrebbe tenere simposi sui Leader e/o Capi).
Insomma, affermare come verità unica che "leader si nasce" e su ciò non c'è discussione, necessita di una spiegazione plausibile: altrimenti potremmo affermare qualsiasi cosa, tanto non dobbiamo dimostrare l'esattezza della nostra tesi...!!!
Essere un vero Capo, con la C maiuscola, è una cosa che si ha dentro e che fa parte del proprio bagaglio non solo professionale ma anche, e soprattutto, umano.
Solo una domanda: come sono stati "scelti" i 20 da lasciare a casa?
Casualmente per estrazione... per fatturato... per mansione....?
1) il seme il germglio che devono avere in se le carrettecaratterisctiche genetiche corrette per divenire robosto albero (ci si nasce)
2) la fortuna che è un elemento fondamentale nella fase della crescita di un capo/manager (trovare chi crede in te e ti permetter di crescere ) e non ti abbatte anzitempo per dare spazio ad altri.
3) L'apprendimento: la crescita, ovvero il concime che una pianta prende dal suo "environment" che gli permette di crescere solido e sano, senza parassiti e con radici profonde capaci di reggere intemperie e crisi.
Insomma per mia idea, capo si nasce ma con un poco di fortuna e costanza, leader si diventa.
Matteo Girardi
Sinceramente, avendo letto anche i tuoi commenti precedenti, mi sembrava strano.
Ancora una volta penso di non essermi espresso al meglio.
Vi sono alcune cose che stanno nella nostra sfera di influenza, altre no.
Una crisi economica di questa portata era difficile de prevedere: nel mio settore le vendite si sono dimezzate e con esse gli utili e i posti di lavoro...
A volte bisogna scegliere il male minore: chiudere l'intera azienda e mandare a casa 400 collaboratori o mandarne a casa solo 20 e salvarne 380?
Comunque, quelli bravi che ho dovuto mandare via, li ho ricollocati presso altre aziende del gruppo o presso amici. Alcuni ho già iniziato a riprendermeli.
E dove avrei scritto che voglio salvare il posto a chi si reca in ufficio solo per timbrare il cartellino e non lavora???
Forse ho interpretato male il tuoi post, ma l'impressione è che si puntasse a stimolare comprensione per la posizione del Capo, dei sacrifici che deve affrontare, la sua solitudine e i drammi che lo pervadono (per eccesso) come il dover liceziare collaboratori; leggendo ciò non ho potuto fare a meno di pensare (come scritto) che il Capo siede su quella poltrona, magari scomoda, perchè lo vuole non perchè sia obbligato a starci. Ma soprattutto penso che lo sgomento di chi viene licenziato è assai maggiore di chi "è costretto" a licenziare: il Capo perde un valido collaboratore (quindi che produce e porta reddito) ma questo perde lo stipendio e quindi la già fragile certezza di poter fare progetti di vita (come avere il mutuo per comprare la casa, mandare all'asilo i figli, ecc.).
Forse allora la caratteristica del buon Capo è di saper prevenire, evitando di attorniarsi di persone improduttive per evitare di doverle licenziare dopo.
Buona domenica
Concordo quando dici che se non sopporta la solitudine deve dimmettersi e lasciare il posto o, come preferisci, la sedia ad un altro!
Fammi capire una cosa, prima dici che c'è il rischio d'impresa che giustamente compete a chi le aziende le guida, poi però vorresti che il capo venisse remunerato come un qualsiasi dipendente, o meglio vorresti dividere il compenso con i collaboratori. Magari soltanto perchè la mattina ci fa la cortesia di venire a lavoro e fa lo sforzo di timbrare il cartellino! Bha!
Personalmente tengo a precisarti che sono tre anni che non prendo incentivi, ovviamente per mia scelta, però non li faccio mancare alla mia squadra. Oggi i miei collaboratori, oltre ad essere i più bravi in Italia nel loro settore, percepiscono incentivi doppi rispetto ai loro colleghi. Ogni mese c'è qualcuno di loro che, per l'ottimo lavoro svolto, percepisce dall'azienda più soldi di me.
Per quanto riguarda il licenziamento, penso che hai avuto la fortuna di non doverlo mai affrontare come problema! Come hai ben detto, abbiamo delle responsabilità, soprattutto nei confronti dei collaboratori validi, anche di quei poveri a tempo determinato. Ho sempre difeso chi lavora e ho sempre attaccato i nullafacenti che mettono a rischio il lavoro dei colleghi! I timbratori di cartellino, oggi come oggi, mettono a rischio il lavoro e gli emolumenti dei propri colleghi di lavoro! Quando mando via un nullafacente, organizzo una festicciola con i miei collaboratori. Quando sono costretto a mandar via un bravo lavoratore, lotto fino alla fine per recuperare la situazione. Quando questo non mi è riuscito, quando non sono riuscito a convincere il Presidente, scusa Adriano, ma un senso di vuoto mi pervade e ti posso assicurare che non è la mia sedia...
E' offensivo oggi dire"netturbino", si dice (politicamente corretto) "operatore ecologico" ma sempre la stessa cosa raccoglie per strada.
Poi possiamo anche giocare sui termini, ma ci siamo capiti....
Un capo soffre quando licenzia? ma per favore, non prendiamoci in giro... Se soffrisse vweramente condividerebbe la sorte dei suoi collaboratori non li abbandonerebbe al loro destino. Soffre semmai quando vende in pericolo la sua sedia, non quella altrui.
Un capo soffre quando deve dire agli azionisti che "...anche quest'anno hanno giocato e non hanno guadagnato nulla..." ?
Questa è più credibile: se non ha prodotto utili/dividenti sente bruciare la poltrona sulla quale siede e allora soffre.
. E cosa dovrebbero fare? sacrificarsi per chi? per cosa?
Quello che spesso in Italia si dimentica è una voce importante e si chiama RISCHIO DI IMPRESA e questo compete a chi la azienda la conduce non a chi vi lavora, magari sottopagato, al gradino più basso e subisce le scelte altrui, specie quando sbagliate.
Se un Capo non è in grado di sopportare la "solitudine" del capo può sempre dimettersi e fare l'impiegato o comunque una mansione diversa da quella di comandare altre persone: di sicuro si sentirà mano solo e magari potrà aiutare altri Capi a fare meglio (come collaboratore). Del resto si è Capi perchè lo si è voluto o si è accettato una promozione, non per volontà divina: con lo stipendio e il prestigio ci si prendono anche responsabilità e rischi. Altrimenti ci si dimette: semplice, no?
Francamente non la capisco la "solitudine del capo".
Sono milanese ma mi piace il detto napoletano: "Il pesce puzza dalla testa". Se le cose in azienda non vanno bene il problema sta sempre in cima. Io sul lavoro mi assumo ogni giorno le mie responsabilità e non le scarico su altri. Quando prendo decisioni (dopo essermi comunque consultato con altri) so che se le cose vanno bene il successo è condiviso ma se le cose vanno male le conseguenze le pago io. Senza tanti piagnistei e crisi di solitudine.
Adriano chi ha mai detto che i collaboratori devono sopperire alle incapacità degli scalatori solitari? Scusami ma questa è una tua invenzione: ti sei fatto un film tutto tuo!
Basta trincerarsi dietro ai precari: la colpa non è solo dei manager ma anche dei colleghi con contratto a tempo indeterminato che anziché fare il loro dovere scaricano addosso a questi ragazzi il loro lavoro.
Non sono solito scherzare su questi argomenti. Quando dico che il capo è solo intendo dire che è solo di fronte alle sue responsabilità, sia nei confronti dei collaboratori che della proprietà. In fondo fa parte del gioco: i collaboratori ti stanno vicino finché li fai guadagnare; gli azionisti ti votano finché gli porti utili.
Antonino, il tuo intervento mi é molto piaciuto e lo condivido in pieno; i superiori egocentrici, non i capi, non i leader, vanno combattuti: in questo mondo non c'é posto per arroganti nullafacenti.
Questo è un momento economico difficile per molte aziende? e chi le guida le aziende se non i Capi??? si chiede ai collaboratori di sopperire alle incapacità degli scalatori solitari? è davvero roiginale!
Cosa facciamo noi per i nostri capi???????? scusa, ma stai scherzando o cosa?
Un precario a 1000 euro al mese cosa altro può fare di più che il lavoro per cui è sottopagato? che altro dovrebbe fare di più?
Magari "legarsi" lo spazzolone alla schiena così pulisce anche i pavimenti quando passa nei corridoi! (e ho scritto "legarsi lo spazzolone alla schiena"... negli uffici si usano ben altri termini per rendere l'idea).
Cominci il Capo a ridursi lo stipendio secondo le effettive sue capacità: e se non sa risollevare l'azienda dalla crisi in cui "lavora" sia onesto verso sè e verso gli altri: cambi il posto con uno dei suoi impegati (che magari ne sanno anche di più).
Come al solito i Capi dividono solo i problemi e crisi coi collaboratori: i sucdessi e i premi sono sempre per loro. Altrimenti che Capi sarebbero?
Il rampantismo e l'egocentrismo che spingono qs. martiri della carriera lo portano a defilarsi dai rapporti umani ed essere, il più delle volte, autoreferenziale.
Mi sono allenato ed ho studiato per essere sempre più bravo del mio futuro capo... quindi quando vedo che Egli sta causando danni alla mia azienda (e a me) lo ostacolo e lo sfinisco in tutti i modi.
Non è un'attività gratuita e come tale non va giudicata negativamente. E' solo sopravvivenza.
Ho voluto rispondere provocatoriamente ad Angelo usando il paradosso dei "capi nobbuoni"mentre sono assolutamente d'accordo con lui che i capi e le aziende sane hanno bisogno di un grande affiatamento e gioco di squadra per svangare qs. triste presente. E non sempre qs. gioco di squadra c'è.
Mi viene una domanda spontanea: cosa facciamo noi per i nostri capi? In questo momento siamo a loro di aiuto o di intralcio? Siamo fermi a disquisire su diritti acquisiti o lavoriamo per salvare l'azienda dal fallimento e quindi anche il nostro posto di lavoro? Il capo è una persona come tutte le altre, con paure, ripensamenti, dubbi... A differenza di altri, è un uomo solo...
leader si nasce e si diventa.
Mi spiego meglio: ci sono alcune caratteristiche della persona, come per esempio la capacità di comprendere le persone al volo, di essere chiari o di usare carisma e charme in un giusto equilibrio, ecc., che appartengono al carattere e alla personalità e difficilemente si possono insegnare. Poi ci sono tutta una serie di elementi, capacità, caratteristiche che si imparano con l'esperienza, con i corsi, con il lavoro, ecc e che completano le caratteristiche insite della personalità.
Tuttavia, questo non basta per diventare leader, ci vuole anche coraggio, senso della responsabilità, un po' di spregiudicatezza, intelligenza e fortuna (interpretatela come volete, ma ci vuole).
Un altra cosa poi è essere dei buoni capi o dei cattivi capi.
Ciao a tutti.
Fare carriera è un aspetto importante della vita lavorativa di una persona e come tale va trattata e non va assolutamente lasciata al caso.
Il tuo amico ha un piano di sviluppo personale?
Nel mio libro "Fare carriera in 7 giorni" do dei consigli pratici per fare carriera.
Ritornando al piano di sviluppo personale , il tuo amico deve::
- analizzare lo stato attuale;
- fissare l’obiettivo o gli obiettivi;
- ideare una strategia;
- redigere un piano operativo;
- controllare e monitorare l’avanzamento del piano.
Sul sito dell'editore (www.brunoeditore.it) puoi scaricare il primo capitolo gratuitamente, intitolato appunto "Come elaborare il tuo piano di svikuppo personale".
digli di usare la visualizzazione e di iscriversi ad un corso di akido :-)
Il mio amico è cresciuto con me e praticamente è come se fosse un fratello maggiore... cone se fossi io....ha una voglia pazza di mettersi in gioco e non vede l' ora di farlo... ma se così facendo perdesse l' opportunità di diventare AD in quell' azienda?.. E' un gioco mentale perverso .. ma potrebbe esserci la possibilità.
Non avrei potuto usare parole e concetti migliori.
Mariooooooo, :-)
Ma perché il tuo amico ti e' entrato così tanto?
Guarda che secondo me ti sta rubando l'energia....indicagli la strada, che si metta in gioco ancora....10 anni in un'azienda sono troppi se non sei socio....
Hai ragione lo dico sempre, ma devo fare e postare una foto recente... quindi tra qualche giorno lo faro'.
Il mio amico non solo sa le lingue, ma si aggiorna continuamente, non solamente perchè è giovane ma perchè è fatto così, non si sente mai arrivato, ha fatto corsi su lettura ed interpretazione dei bilanci, comunicazione interpesonale, PNL... e tutti di tasca sua....(rendo l' idea?)....
Come mi dice ultimamente le più grandi soddisfazioni le ha quando va a visitare clienti e fornitori... li si sente davvero importante e professionalmente valido... l' incubo torna quando arriva in ufficio...
anzitutto inserisci la foto per il rispetto di chi l'ha messa al fine di indentificare un'immagine rappresentativa del nome.
A proposito di rispetto dal mio punto di vista consiglierei al tuo amico di cercare altrove.
Purtroppo la storia descritta è nella quotidianità comune ........ nulla di nuovo ........ Quando si è seduti in posti importanti è davvero difficile farsi da parte per una miriade di considerazioni logiche che non serve scrivere ora.
Il differenziale in ogni caso sta nella cultura delle persone ....... in genere i giovani briullanti lo osno poichè sono aggiornatissimi sulle dinamiche di mercato, nuove tecniche ecc ecc .... mentre gli altri "godono" dell'esperienza ........ che è una dote intangibile e non di riesce a parametrarla al vero tangibile e oggettivo.
Il consiglio che darei al tuo amico è che se in questi anni ha solamente lavorato, sarebbe meglio affinare la tecnica e fare qualche corsetto serio di specializzaizone di qualche cosa .... e se lo avesse già fatto ...bhè dove sta il problema? Sicuramente sa almeno una lingua (vedi è andato in CIna) ..... e visto che sa muoversi a livello internazionale ci sono molte aziende che potrebbero dargli più soddisfazioni ...... eppoi finisco con il scrivere che 10 anni in azienda sono troppi .... orrmai il tuo amico è diventato una immobilizzazione ......... (è un modo di dire) ...... ciao
ho letto negli scorsi giorni tutti i vostri commenti su questo meraviglioso Post e devo dire che mi trovo tante volte concorde col fatto che sono stati raccolti commenti di sfogo di tanti, compresi anche i miei.
Giusto ieri mi chiama un mio carisismo amico e mi racconta la sua situazione che vorrei leggeste attentamente e commentaste perchè io non arrivo a trarne le conclusioni:
Lui giovane 35 enne che lavora in questa azienda da 10 anni nel campo della distribuzione commerciale.
Davanti a Lui un AD che nel giro di 2 anni dovrebbe andare in pensione e un 50 enne molto statico.
In questi 10 anni il mio amico ha dato l' idea e il via alla realizzazione di:
1 filiale in Cina
1 azienda produttrice in Cina della quale la filiale Italiana è il primo cliente mondiale per quantità importata
4 rappresentanze acquisite
in questi 10 anni il suo collega:
rappresentanze perse ... ma è sempre colpa dei fornitori
idee di nuove distribuzioni fantomatiche con grosse parole e pochi fatti
scarsa conoscenza del mercato che ha portato ad una perdita secca dell' azienda di più di 100.000 € per una fornitura ad un cliente già in fallimento....
sapete qual' è il risultato di tutt questo?
Il mio amico è sempre al suo posto ... e l' altro è diventato DIRIGENTE.... oramai più piatto e seduto del solito....
vorrei un vostro commento in proposito perchè io non sono riuscito a trovare una parola logica per il mio amico...
grazie
Dal "capo si nasce o si diventa" mi sembra diventato " quel bastardo del mio ex capo"
Quando vuoi ne discutiamo (qui siamo fuori tema).
Tornando allo scambio di battute fra te e Adriano bisogna pur ammettere che non tutti arrivano alla meditazione orientale e che la vita di tante persone è rovinata da una meritocrazia rovesciata... Non hanno colpa se sono animose o risentite. Io le rispetto perchè provengo dalle stesse esperienze.
Comunque anche io ti voglio bene :-)
Tu hai la sentenza troppo facile verso il prossimo, quindi prima di scrivere che gli altri qui sfogano le loro frustrazioni... che hanno/avevano una esagerata autostima...che sono una tigna... e altre "amenità" del genere cerca di pesare le parole e soprattutto avere l'esatta conoscenza dei fatti. Se realmente non conosci i fatti cui mi riferivo (ma sarà vero?) potevi evitare di entrare nel merito, anche con mail private.
Non preoccuparti di quanto sia ricco il mio CV e se qualla vicenda mi abbia o non mi abbia danneggiato, hai sicuramente cose più interessanti a cui pensare quindi non dedicarmi tutta questa attenzione e goditi la giornata.
Ma altri contenuti no?
Possiamo anche decidere di fare le crociate ma a che pro?
Stai sereno e volta pagina.
Il tuo cv mi pare sia molto ricco quindi non penso qualcuno ti abbia danneggiato da farti perdere lo stimolo a procedere nella vita no?
E allora!
Comunque ripeto che rispetto le tue esperienze.
Occhio a non scivolare sulla scia di bava che lascia dietro di sè.
P.S. in quanto agli interessi... si vabbè...(!!!)
Sei forte davvero....una vera tigna!!
Ma molla no?? :-)
Lo dico per te...che interessi vuoi che ci siano?
Io sono filo buddista e l'unico interesse che ho e' vivere bene insieme alle persone che mi amano e che amo.
Tutto il resto e' fuori di me e quella e' la giusta collocazione.
Anche io posso aver subito ingiustizie ma mi sono affidata al tao ed al tempo.
Tempo e Tao insieme sono i veri giustizieri.
Mica sono immune a quello che sono gli istinti, ma anche quelli si possono educare.
Ma rispetto comunque le tue esperienze.
Da parte mia non c'è alcun problema: ho riferito cose vere e documentabili, che anche a distanza di anni e citati solo a titolo di esempio (senza nomi di persone o aziende, dato che è l'argomento che interessa) evidentemente danno molto fastidio a qualcuno che non vorrebbe si vengano a sapere.
In ogni discussione ognuno porta esperienze concrete, altrimenti si parla di aria fritta.
Certo è singolare questo inalberarsi e difendere a spada tratta ciò che non si conosce: che si sia qualche interesse dietro?
E' un luogo pubblico dove il confronto dovrebbe far crescere e non acuire sentimenti di pessimismo e di piegamento su se stessi.
Prendiamo atto che a volte serve avere anche un po' di faccia tosta e che anche questa e' un talento innato.
Roberto Baggio non e' mai riuscito a diventare un riferimento per nessuno degli allenatori che ha avuto, ma questo non smette di farlo essere un bravo campione.
Più successo hanno avuto un Cassano, un Ballottelli anche se umanamente forse meno evoluti di Baggio.
Ma allora cosa e' che conta davvero?
Conta la perseveranza ed il non piegassi su se stessi pensando che il mondo sia ostile ma prendendo ogni cosa come un'opportunita.
Mia opinione ovviamente.
Amiamo i fantasmi della nostra vita ed essi non ci faranno più paura.
Ora spengo e mi godo la domenica come spero tu Adriano :-)
A volte quando siamo presi da noi stessi, non vediamo quello che ci capita intorno ed allora poi ci sorprendiamo quando le cose non vanno come ci aspettavamo.
Ma le sue aspettative erano realistiche? Non dico fare footing con il boss, ma almeno provare ad indagare se le sue aspettative coincidono con le nostre non e' male...e soprattutto non da sorprese...
Capi si nasce, e questo e' indiscutibile.
Forse lei non sara' mai un capo perché non ci e' nata.
ho esperienze dirette in quel senso; quando lavoravo per un giornale professionale ho visto da vicino la "carriera" di un personaggio (abile molto più a pulire suole con la lingua che non nel suo lavoro di redattore) creato nientemeno che "Direttore" da un giorno all'altro!
Il posto era destinato ad una collega davvero in gamba, sia professionalmente che umanamente che se lo meritava pienamente e aveva la stima della redazione e dei corrispondenti (come ero io); in occasioen del cambio dell'editore ad altre persone era stato promesso un avanzamento di carriera, a me era stato commissionato uno studio per mettere in piedi una nuova redazione, insomma grandi programmi in vista del cambio di proprietà. Ovviamente solo promesse a voce, nulla di scritto ma credevamo tutti nella serietà di chi ci parlava.
Poi da un giorno all'altro, con grande sorpresa di molti e conferma dei sospetti di qualcuno, il personaggio dal capello unto sulla giacca e la lingua gocciolante coi potenti e arrogante coi sottoposti è stato presentato come il nuovo direttore.
Ovviamente si è rapidamente sbarazzato di tutte le persone che temeva potessero intralciare la sua fulgida carriera (tanto tutte le cause ricevute le ha pagate l'editore, mica lui).
In molti si chiesero se andare spesso a fare footing e mountain bike col boss abbia contribuito a "guadagnarsi" la promozione: prova a indoviare le risposte...
I commenti non erano fermi ad un mese fa, se li leggi meglio vedrai che tanti, magari in modi diversi, hanno detto la stessa cosa.
O ci sei dalla nascita oppure tutto quello che fai e' essere senza essere.
Te lo ricordi?
To' be' or not to' be'...this is the problem :-)
Ho avuto molti capi e non ne salverei quasi nessuno...
Necessitano caratteristiche di personalità che non si imparano altrimenti tutti sarebbero leader (chi non lo vorrebbe essere se davvero si potesse imparare ?)
Come non si impara ad essere artisti o estrosi, o c'è o non c'è.
Nella mia vita parallela artistica conosco persone che si sono passate anni e anni in conservatorio a studiare pianoforte (anche più di 10), alcuni lo insegnano.Insegnano la tecnica, non possono insegnare l'estro.Io che musicalmente non ho tecnica ho molto più estro di qualche amico che ha una tecnica impeccabile con le dita che letteralmente volano sui tasti (e che mi impressionano ogni volta che li vedo).Non ho studiato musica.E' qualcosa che ho dentro,non ho tecnica ma ho l'estro che mi ha permesso per 20 anni fino ad oggi di lavorare anche nel settore musicale e fare ciò che i miei amici "studiati" di conservatorio non hanno fatto.
Se qualcuno di loro avesse avuto l'estro giusto come parte del dna probabilmente avremmo qualche altro musicista prodigio in giro (unendo tecnica impeccabile ad estro artistico).Ma lo l'hanno, quindi sono rimasti degli esecutori.
Bravissimi, premiati anche nel mondo, ma sempre esecutori di ciò che altri anno creato.
ahahahahahahaha................volevo dire a qualcuno................che ribadisco la mia convinzione che leader si nasce, e che cmq..................tutti percorriamo una strada d'esperienza che ci porta da qualche parte ahahahahahahahahah e non è che ci si sveglia seduti su uno scranno a dare ordini o a dettar sentenze, e dice bene Luca qualcuno stà facendo un po' di confusione, Capo non sempre e' sinonimo di manager, ed ha ragione anche Nicola ............un buon leader può essere anche un bravo manager, un bravo capo, non è detto che sia un buon leader.
Ciao a tutti e meditate gente........................ non basta aprir la bocca bisogna fare attenzione che il cervello sia collegato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Chi intende bene................gli altri in Roulotte ahahahahahahahahahahahahahaha
"chi nasce pollo faccia il pollo e ne acquisti consapevolezza"
Un saluto Daniele
Se poi si discute relativamente al fatto che le persone che nel "mondo reale" vantano una posizione di leadership siano sempre e solo le stesse che hanno tali predisposizioni naturali, si rischia di andare OT e di fare solo uno sfogo di frustrazioni.
Tanto, siamo in grado di vedere più o meno tutti ciò che ci circonda.
Saluti
Mi chiedo se questi riferimenti al DNA siano puor parlé o abbiano fondamento scientifico.
Credo che non sia discutibile il fatto che uno nasca con la predisposizione o inclinazione per qualcosa.
Lo stesso dicasi per un leader.
C'e chi e' portato e chi no.
Ed e' anche giusto il concetto che la leadership ti viene riconosciuta da chi lavora con te.
Quale e' la verità altra che cercate?
Un buon leader può essere anche un bravo manager, un bravo manager non è detto che sia un buon leader.
Leader si diventa, secondo me, in virtù degli altri. Superiori, colleghi e dipendenti ti devono riconoscono come tale e questo richiede tempo.
Per maggiori info visita http://ring.5core.it
Un ottimo capo deve avere certi talenti (e potremmo discutere di quali) che non tutti hanno. Talenti che debbono poi essere completati dal duro lavoro per dotarsi di quelle conoscenze e quella esperienza necessarie al buon capo, ma che non si acquisiscono se non in misura marginale se non si hanno nel proprio DNA.
Questo ovviamente in un mondo ideale, nel mondo reale ci sono capi privi di alcuni di questi talenti o di questi skill, e persone che li hanno ma non sono diventati capi per altri meriti.
Sempre parlando di mondo reale non e' ovvio capire quanto sia il talento e quanto il frutto del duro lavoro, ma credo abbiamo tutti esperienza di come alcune persone siano leader naturali, altre siano gregari naturali e molti stiano in qualche punto a meta' strada.
Concordo con te sull'analisi statistica relativa alle posizioni professionali di chi scrive sostenendo la tesi genetica anche se ovviamente tutti possono avere un'opinione, poi, come sempre dovrebbe essere, sta a chi legge farsi le proprie convinzioni e lucubrazioni del caso.
Non concordo sull'accostare "l'avere qualche predisposizione naturale a fare il leader" ed il concetto di "perfezione" di tale predisposizione. Personalmente considero quasi una disgrazia tali predisposizioni (non genetica elitaria ma semplici predisposizioni) nel nostro paese.
@Adriana
Col talento ed enormi sacrifici "forse" riesci ad andare avanti. Ma si parlava di andare avanti inteso come crescita o come tirare a campare?
Comunque mi piace la tua analisi, estremamente lucida e reale, l'unica cosa con cui non riesco proprio a concordare è che "...sulla lunga distanza le pecche escono, se tu non ci sei nato in quei vestiti...". Mi spiego, le pecche potranno pure uscire (anch'io nel precedente intervento parlavo di "nascondersi dietro un dito") ma poi bisogna chiarirsi nel senso che se ad esempio tu intendevi che prima o poi, chi manca delle doti essenziali viene messo da parte, per me il concetto non regge tanto. Ti dirò infatti che per quanto ho spesso visto io, i risultati conseguenti ed auspicabili dipendono da troppi e variegati fattori e quasi mai sono quelli logici e normali in casi analoghi.
E' proprio questo il segreto del "successo" del nostro bel paese.
Comunque Adriano, so cosa vuoi dire. Alla lunga, ripeto, chi non vale si vede.
guarda che NON mi riferivo a te nella prima parte del post, infatti ho separato la prima parte dalla risposta a te con uno spazio, con # e indicando col tuo nome.
Vedi che chi ha frainteso sei tu?
E a proposito di persone che fanno carriera senza avere meriti, specie nei giornali di turismo, avrei molte cose da dire....
Ma io scenderei ancora un po' più nel dettaglio: diamo un'occhiata a coloro che credono fermamente che capi si nasce.... uhmmmm.... se vedo bene mi pare non vi sia nemmeno un impiegato, non un fattorino... mi pare che siano tutti piazzati piutosto bene... dirigenti... responsabili...
Ma vuoi vedere che coloro che sostengono che capi o leader (inquietante assonanza col milanese "lader") si nasce lo fanno pro domo loro?! (così facciamo vedere che un po' di latino lo sappiamo anche noi, ehehehe).
No, sai, perchè se una schiera di impiegati scrive che un leader come il loro supermanager non si può che esserlo dalla nascita, ha un valore.
Se invece è il capufficio o il dirigente o il responsabile di un settore, che scrive la stessa cosa... beh un pochno mi puzza di spocchiosità e arroganza!
Va bene tirarsela per il proprio ruolo, ma mettersi fra i geneticamente perfetti mi pare un po' troppo...
# Adriana
che vuoi farci, soprattutto dopo il matrimonio del secoolo son spuntate Pippe ovunque; ma ti sei accorta che partecipando alla discussione anche tu stai dando una mano ad alimentarla?
ergo te ipsum
uno deve fare soprattutto questo
chi nasce pollo faccia il pollo e ne acquisti consapevolezza
meglio un pollo che fa il pollo che un'aquila che pensa di essere un boeing 747
Provo a rispondere in questo modo: se abbastanza tempestivamente si scopre che è molto più fecondo e gratificante aprire le porte piuttosto che chiuderle, ci sono buone possibilità per diventare un leader.
Non è assolutamente necessario che un manager sia anche leader, a patto che sia comunque capace di gestire processi di leadership. Credo che si possa però affermare che se il manager sa essere anche un leader ciò lo aiuterebbe a restare un manager per molto tempo.
Questo perché mentre i manager hanno "progetti", i leader hanno "sogni" e "visioni". E senza sogni la storia non cammina
Se dobbiamo ragionare in termini di modelli allora c’è un modello che sicuramente escluderei come valido ed è quello che Alexis de Tocqueville descrive in questi termini:: “Il potere centralizzato (modello autoritario) eccelle nell’impedire, ma non nel fare. Raramente spinge ad agire, ma si oppone a che si agisca. Esso non distrugge, impedisce di nascere”.
Cresce il numero di chi sostiene che qualcosa di insito per essere buoni capi, è necessario averla.
Cmq, ho chiaramente colto la tua proposta, il problema è che anche "dotando il DNA" della quasi totalità degli individui cittadini del nostro bel Paese, di positivo vi sarebbe purtroppo poco, in quanto, secondo me, riuscirebbero in ogni caso ad affidare postazioni di comando a chi non ha avuto tali "dotazioni"..... la motivazione di questa scelta, la lascio intendere a te...:-)
In ogni caso, oltre agli incarichi prestigiosi, sono le persone con cui collabori che, nel bene e nel male, parlano di te. Se si riesce a trasmettere metodi, spirito di appartenenza, capacità di ascolto, sinergia.......il messaggio arriva sempre fino al punto in cui a me personalmente interessa che arrivi.
Diversamente, se si è "statue di cartone" si è sempre soggetti al "mutare di direzione del vento" e quasi mai basta un "dito per nascondersi".
Detto questo, mi sa che resto da parte in lettura, sinceramente preferirei non far la figura dell'invidioso o del represso (che è quello a cui solitamente le "Statue" si attaccano).
Saluti,
Giacomo
Secondo me Capi si nasce, una persona comune può specializzarsi, informarsi, partecipare a corsi e quant'altro, ma il carisma, e tanti altri piccoli elementi che fanno di una persona un Leader sono nel DNA.
Con questo non voglio dire che un buon professionista non può essere frutto di formazione e duro lavoro (gavetta), ma essere un buon Manager non è la stessa cosa di essere un buon Capo.
Saluti
Sandro
La mia proposta di diffusione genetica del DNA del leader era intensa insenso positivo: dato che secondo leade rsi nasce significa che è possibile isolare il gene che discrina la persona di successo dallo sfigato.
Con simpatia
Adriano
...Sai già come la penso a tal proposito.
In ogni caso, anche qualora la "goliardica, simpatica ed assurda tesi" della genetica utilizzata per la creazione di "Leader" venisse realmente portata avanti, si scontrerebbe con un "piccolissimo" dettaglio.
Nella realtà, il Leader, (per come lo intendiamo noi - io e tu - vedi tuo post su Asl, banchieri etcc...), difficilmente troverebbe spazio operativo.
Perchè incrementare il numero di "Leader" nel nostro paese, se già quelli che ci sono devono lasciare il campo ai grandi "Manager" che hanno in mano il nostro "fiorente" Paese?
Eppoi, francamente bisogna essere onesti, possiamo benissimo accontentarci dei "maestri" dell'economia e dell'organizzazione che stanno oggi ai posti di controllo e stanno regalando al nostro paese anni di grandi soddisfazioni economiche, sviluppo, benessere sociale, rispetto ed onestà, salvaguardia dei nostri brand, investimenti sulla ricerca, valorizzazione dei giovani, strumenti sociali e politiche che stimolano quotidianamente la voglia di metter su famiglia, di mettere al mondo figli, di credere in un futuro.....pensa che hanno già dato un'importante svolta alla "crescita zero" degli anni passati.....si si, lasciamo stare la genetica e soprattutto mettiamo da parte quei (pochi) leader "naturali"....del resto, cosa vorremmo ancora? non ci basta il benessere diffuso che abbiamo oggi? la verità è che per nostra natura non ci accontentiamo mai...
Un saluto a tutti
Stavo solo ragionando sul fatto che se taluni nascono leader significa che vi sono componenti fisiche, chimiche che rendono taluni infanti diversi da altri: quindi se ciò fosse vero perchè non servirsene per migliroare il mondo? avremmo una società geniale! e in pochi anni saremmo fuori dalla crisi internazionale e non ci ricadremmo mai più.
Se diffondessimo i geni prenatali del leader avremmo tutte le ASL in attivo; avremmo tutti i politici onesti; avremmo banchieri che non fanno del male ai risparmiatori; avremmo capitani d'industria che lavorano coi loro soldi e non con quelli dello Stato (ovvero di noi tutti); avremmo industriali non scappano più con la cassa e la segretaria... insomma pensate a quante cose belle si potrebbero fare se si riuscisse a isolare i geni del leader e riprodurli in modo da poterli diffondere a tutti nuovi nascituri.
22 ore fa ; (9 minuti fa)
Oh, bravo Leonardo: allora leader si nasce o si diventa?
Giusto per capire, dato che le due affermazioni mi sembrano un tantino in contraddizione.
Io resto dell'idea che leader si diventa; ovviamente concorrono alla formazione del "carattere" da leader molti elementi acquisiti sin dalla più piccola infanzia, educazione che infonda fiducia in sè stessi, cultura che si "respira" nell'ambiente in cui si cresce, educazione al cavarsela da soli, ecc.
Quindi, non leader nati ma leader cresciuti.
# Fabio,
mai sentito parlare di scambio di provette?
Buona giornata a tutti
sinceramente so poco o nulla sul DNA se non quello che leggo e sento dalle varie fonti dove sono solito informarmi, la mia affermazione sul fatto che Capi si nasce, non stava a significare, almeno per me, uno status elittario sulle altre categorie dei lavoratori, ma semplicemente che gli esseri umani non sono uguali, abbiamo capacità diverse. Se il tremine di paragone fosse la manualità, probabilmente il deficitario sarei Io! Di più credo che la funzionalità delle persone nei diversi compiti e mansioni sia assolutamente complementare e che tutti apportiamo, anche se in maniera diversa le nostre competenze per l'ottimo funzionamento di un'impresa, sia che siamo dei magazzinieri che dei direttori commerciali. Il lavoro è una necessità come le diverse categorie di lavoratori sono una necessità indivisibile per il buon funzionamento del sistema.
Si potrebbe per sino arrivare all'abberrazione della selezione per far nescere solo capi come dici Tu, ammesso che la leadership sia nel DNA e non un'evoluzione del contesto di vita o dei percorsi diversi che ogni individuo percorre.
Certo che se si potesse analizzare, viceverse fin dall'ètà scolare le diverse attitudini di ogni individuo, probabilmente avremmo meno disoccupati e più persone soddisfatte, anche se purtroppo snatureremmo il libero arbitrio!
Quindi, dato che è stato decodificata la molecola a spirale del DNA probabilmente sarà possibile individuare anche i geni o i cromosomi del leader e diffonderli a chi leader non è destinato a divenire.
E il passo successivo potrebbe essere quello di distinguere fra leader validi e leader meno efficaci. La selezione della specie non ha limiti.
Pensate al bene che ne avrebbe l'umanità! avremmo solo nascituri estremamente elevati, capaci di trascinare folle come leader indiscussi e indiscutibili. Forse avremo più rubinetti che perdono e scarpe rotte visto che non nasceranno più bambini geneticamente deficitari destinati a fare gli idraulici e i ciabattini, ma volete mettere una società di essseri selezionati e geneticamente modificati, fatta tutta di leader dalla nascita?!
Un buon giorno aTutti!
Buona giornata a tutti
personalmente sono d'accordo con il sig. Monti, essere leader trovo sia una cosa insita nel DNA di una persona. Non significa che chi non ha le caratteristiche non diventerà mai capo, ma LEADER.............. è un'altra cosa, la capacità di coinvolgere, di formare senza la preoccupazione di essere scavalcati, il gererare i rigenerare personale, non credo sia una cosa che si pùò imparare. Puoi imparare ad essere un'ottimo gregario, ma LEADER è un'altra cosa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
consentimi di dissentire (simpaticamente, non prenderla come una polemica personale), ma anche l'umiltà si impara... cavolo se si impara!
A furia di prendere legnate sui denti anche gli arroganti diventano agnellini.
Prova a fare un giro fra i vari Gruppi qui su Linkedi e vedrai fior di "manager" o ex tali, che in passato facevano la voce grossa (qualuno lo conosco personalmente) coi collaboratori e ora sono a spasso, disoccupati come coloro che in passato avevano licenziato. Ebbene, vedessi come viaggiano con orecchie basse, coda fra le gambe e "umilmente" cercano una ricollocazione.
Per questo ai miei amici Capi cito lo slogan di una vecchia pubblicità "meditate gente, meditate..." e per dirla all'antica "...nel doman non v'è certezza!".
Ad esempio: Umiltà! appunto, brava, la devi avere dentro! non la si impara sui libri. giusto?
Imparare da un gruppo, ascoltare, motivare, consigliare (capendo quando è il caso e quando no)....se conoscete testi in grado di fare tali "mutazioni" senza che vi sia una predisposizione caratteriale di base nell'individuo, consigliatemeli pure.
Per quanto riguarda le tue domande ... eh che dire tre belle domande. Per quanto riguarda la prima, posso dirti che sono responsabile di un ristretto team di persione che mi aiutano ad espletare le mie attività all'interno dell'azienda per cui lavoro. Se poi vuoi sapere se sono anche un buon capo, beh lo dovremmo chiedere ai miei collaboratori, ma posso dirti che cerco di mettere in pratica quotidianamente ciò di cui vado parlando in questo tread da un po' di giorni, anche se tra le mille difficoltà così bene spiegate da Giacomo qualche post fa. Poi ... si ... vorrei fare il capo, ma non per il fatto che fare il capo fa "figo" ma perchè ritengo di averne le capacità e l'attitudine giuste e con questo credo di aver risposto anche alla terza domanda.
Chiaro che questa è una opinione soggettiva e che non sono dotato di sfera di cristallo per cui è una tesi tutta da dimostrare ...
Dimmi una cosa, sinceramente: tu sei "capo"? Vuoi fare il "capo"? Pensi di essere in grado di fare il "capo"?
Non c'è né sarcasmo né critica nelle mie parole, a scanso di equivoci.
Gentili signori, sempre di più mi convincete che non ci sono grandi
prospettive. Io sono uno di quei trentenni con laurea in ingegneria, MBA,
più di 10 anni di esperienza che comunque fanno una fatica immonda non solo
ad emergere ma anche a farsi capire dai cosidetti capi, o meglio da alcuni
cosidetti capi, che nonostante le evidenze provate preferiscono essere
addirittura più reali del re nel perseguire concetti di efficenza e
riduzione costi perdendo il senso della realta' del business che dovrebbe
invece essere al centro dell'attenzione. Io ci ho provato in tutti i modi,
spiegando le mie perplessita' spingendomi anche oltre i limiti di cio' che
mi dovrebbe competere, sempre dando completa disponibilita' e impeno. La
risposta e' stata una non risposta. Cosi' mi ritrovo anche io nella
condizione dei valutare molto attentamente l'opzione estero ... Io sono
d'accordo con voi più o meno su tutto. C'e' chiaramente che nascono con una
certa facilita' all'arte della gestione delle persone ma anche io sono
convinto che moltissimo possa essere costruito nel tempo con l'impegno e
l'applicazione. Il problema e' che in Italia questa sensibilita' manca e
manchera' sempre anche perche' le persone pensano che il sacrificio e
l'applicazione poco serve in quanto i modi per ricoprire certi ruoli
seguono altri percorsi. Io chiaramente la penso diversamente e continuero'
ad applicarmi ...
So che la pensiamo in modo simile. Infatti, l'unica divisione credo fosse sulla tesi da me sostenuta che per fare buoni capi ci voglia una predisposizione genetica.
Io ho sempre sostenuto che, di buoni capi (per come li intendo io) ce ne sono davvero pochi....direi mosche bianche. Questo secondo me spiega il decadere della competitività della nostra nazione.
L'italia purtroppo, come dicevo nel post precedente, è la stessa per entrambi....ed è proprio questo il problema maggiore.
Come fa a crescere una nazione che volta le spalle ai suoi stessi abitanti? Economicamente credo sia un suicidio. Sinceramente non immagino (o non voglio immaginare) cosa sarà del nostro paese da qui a un lustro.
Io non ho mai inteso esaltare "quei" capi, anzi!
Quello che hai scritto nel tuo ultimo post lo sottoscrivo pienamente.
Purtroppo temo che sia solo una bella teoria e la realtà che ho sotto gli occhi tutti i giorni è ben diversa e se mi guardo attorno non vedo altro che mediocrità, profitto e furberie.
Certo tutti vorremmo un mondo migliore, tutti vorremmo aziende dove i dipendenti entrino carichi di energie positive al mattino e ne escano rilassati la sera, tutti vorremmo dirigenti competenti che valorizzino gli aspetti umani, tutti vorremmo tutte queste belle cose e molto altro di più.
Tu puoi avere tutta la predisposizione umana che vuoi verso il tuo staff, ma se chi sta sopra di te ti pressa per farti attuare sistemi di lavoro e decisioni che magari non condividi appieno, che fai? Tu magari fai il gesto nobile di abbandonare quella azienda, ma molti altri che qui su Linkedin cercano lavoro, di sicuro non metterebbero a repentaglio il loro posto di quadri intermedi per salvare quello dei sottoposti.
Anchì'io so bene che il know how di maturi collaboratori lo si perde per sempre quando non c'è ricambio generazionale e soprattutto se non c'è la cultura e la voglia del trasmettere le informazioni e la loro condivisione. Ma, salva qualche rara eccezione, salvo qualche artigiano (mica tutti perchè anche fra di loro c'è molta meschinità), vediamo che tutti vogliono condividere solo il know how...degli altri!
Tu hai scritto belle parole, auspici, ma la realtà è fatta di annunci di lavoro in cui si cercano 30enni iperlaureati e "masterizzati", con esperienza nel ramo (perchè nessuno più fa formazione interna) a paghe da fame.
Tu hai sceritto cose bellissime e ripeto condivisibili.
Ma evidentemente non vivi in Italia in questo momento o viviamo in 2 Italie diverse io e te, perchè, ripeto, la quotidianità è ben altra da quella che tutti vorremmo.
Hai fatto un'analisi che, a mio parere, è lucidissima.
Ciao!
Alberto - Staff di QualitiAmo
Vedi, Allberto mi ha tolto le parole di bocca. Quello che lui ha scritto è anche il mio pensiero.
E ti dico anche, scusami la franchezza, che l'italia è povera di buoni capi ma ricca di "grandi Manager" che ovviamente mettono a disposizione le loro grandi competenze scolastiche nella diffusa "razionalizzazione".
Primo principio Razionalizzare, tagliare spese, sprechi e personale.
Costruire il profitto sul nulla. Svuotare di competenze umane e tecniche l'azienda alla ricerca di "disperati" pronti ad accettare pseudoproposte (leggi stage) di collaborazione (leggi sfruttamenti legalizzati con nulle possibilità di prosecuzione).
Il risultato è che a poco a poco, anno dopo anno, questi grandi manager stanno consegnando l'italia in mano ai competitor d'oltre oceano. Chi vale, emigra.
Sai quanta gente è insoddisfatta (e trasmette la sua insoddisfazione) di ciò che fa?
Ho sentito receptionist, tecnici, responsabili di "grandi aziende" rispondere con distrazione, superficialità, scazzo e pressapochismo. Topiche tecniche allarmanti.
L'Italia è desolatamente spenta. Gli svizzeri invitano le nostre aziende a trasferirsi da loro offrendo trattamenti assurdi.
Non investiamo in piani formativi, rottamiamo il personale anagraficamente "inutile" anche se tecnicamente preparato, tagliamo tutto il tagliabile, domani "giocheremo" tutti a fare impresa a casa loro?.
Si parla di competitività, secondo me la competitività non nasce solo dagli aiuti di Stato o dai ricatti ai dipendenti, ma dal saper fare il proprio mestiere di imprenditori, dal saper stare sul mercato. Costruire, investire, creare valore....
Se "coltivo" il mio staff, se elimino gli atteggiamenti simildivini, me lo ritrovo nei momenti di bisogno che fisiologicamente si presentano nella vita di ogni impresa. Se uso "l'empatia", gestisco meglio i rapporti con clienti, fornitori, contratti e banche. Empatia si coltiva anche (solo come uno dei tanti esempi possibili) sapendosi rapportare con gli altri.
Se il telefono squilla si risponde, anche quando non si vorrebbe...e ne ho visti di grandi manager lasciarlo squillare.....
In Italia di veri capi (buoni capi) ce ne sono davvero pochi e le aziende interessate solo a realizzare profitti, a non pagare, a calpestare uomini e a limitare le spese sono esempi tipici di una gestione miope che, però, sembra avere la meglio in assenza di concorrenti meglio preparati dal punto di vista delle competenze trasversali.
Sono assolutamente convinto che tra due aziende gestite da un buon capo e da un cattivo capo (seppure attento alle spese, ai guadagni e ai conti a fine mese), alla lunga prevarrebbe la prima perché potrebbe contare sui suoi uomini che, come hai detto molto bene tu, sono persone, non numeri, esuberi o risorse generiche.
Parliamoci chiaro: tra uno squalo ben preparato e una brava persona con pari competenze tu con chi scegli di avere a che fare? E tra un capo volenteroso ma non adeguatamente preparato a gestire i suoi uomini e le sue risorse e un analogo professionista dotato di empatia (anche per gestire i clienti ma, soprattutto, per fare in modo che non si arrivi al mancato pagamento)?
I clienti che non pagano sono sempre cattivi o sono stati gestiti male, magari proprio per la mancanza di certe competenze da parte di certi manager? Personalmente non mi è mai - e sottolineo MAI, capitato di avere a che fare con clienti che non pagassero senza avere buoni motivi per non farlo. Magari possono aver esagerato, sicuramente non hanno tutte le ragioni ma qualcuna certamente sì.
Alberto - Staff di QualitiAmo
Di qualità umane, di empatia, di "persone", ne sento parlare tanto e mi piace, ma poi inevitabilmente torno coi piedi per terra e vedo Capi messi alle strette dalle Direzioni, vedo Capi che si prendono cazziatoni dagli aministratori delegati per le spese eccessive, vedo insomma un sacco di situazioni in cui il Buon Capo diventa lo "squalo" che ci mette la faccia nel licenziare gli "esuberi" (ma non erano esseri umani? quando si licenzia diventano esuberi?), quando non si rinnovano i contratti o quando prende solo stagisti a vita senza assumere mai nessuno o se assume è solo per i fatidici contratti a progetto....
Giacomo: parli di empatia , ma verso chi? verso i clienti che non pagano (ma sai quante aziende aspettano pagamenti che si dilatano all'infinio?), empatia verso le banche che strozzano le aziende, che al primo sforo partono con istanze di fallimento?
Vagli a parlare di empatia: quelli capiscono solo soldi, che ci sono o non ci sono.
Insomma, vorrei sapere dove sono questi fulgidi esempi di Capi dalle straordinarie qualità umane? perchè attorno a me e leggendo molti forum sento solo di aziende interessate a chi fa realizzare i maggiori profitti con minori problemi e spese.
Un conto sono gli auspici e il mondo che vediamo negli spot pubblicitari, altra cosa è quello dove poggiamo i piedi ogni giorno.
- sulla percezione dei bisogni del proprio staff (sensibilità non acquisibile nei libri), con il risultato di perdere il controllo tecnico operativo e/o di ottenere il 50% dei risultati potenzialmente ottenibili dal team disponibile;
- sulla scarsa gestione (empatica e non) dei rapporti con i clienti, fornitori, istituti bancari.....con il risultato di ottenere affidabilità limitate, perdite di contratti etcc...
Infine, sono davvero poche le realtà della nostra Italia, strutturate al punto che nei fatti, al di là delle frasi di circostanza e delle apparenze, possono realmente permettere al "buon capo" di demandare il 100% delle attività rilevanti ai vari manager settorializzati, che in ogni caso, anche qualora accada, saranno a loro volta Capi o buoni capi?.
Un aspirante capo non in grado di riconoscere se un formatore è in gamba o meno, difficilmente potrà aspirare ad essere un BUON capo. ;)
Per quanto riguarda il prezzo, stai parlando con una persona che lavora per QualitiAmo, risorsa completamente gratuita dedicata alla condivisione della conoscenza degli strumenti della qualità e del management, quindi non posso proprio valutare le persone dalle loro parcelle.
In ultimo, sul fatto che un capo abbia a che fare solo con aspetti materiali non sono molto d'accordo. La prima cosa che deve saper fare, infatti, è gestire le persone.
Un capo impegnato a monetizzare e basta sarà probabilmente un ottimo manager ma mai e poi mai un leader.
Buona serata, ciao
Alberto - Staff di QualitiAmo
Giacomo: scusami ma non credo che le competenze tecniche e relazionali di un Capo non mi pare si possano paragonare con le predisposizioni artistiche di un individuo.
L'artista deve avere ovviamente una sua vena creativa e una naturale predisposizione, tieni conto comunque che poi quasi tutti si appoggiano a manager che ne gestiscono l'attività.
Il Capo è sempre legato a fattori materiali come il far quadrare i bilanci e l'ottimizzazione delle risorse che la proprietà gli mette a disposizione. Siamo in ambito meno bucolico e molto più materialista: quand'anche vi fosse spazio per la creatività del capo, questa è sempre finalizzata alla monetizzazione (che si tratti di contratti di lavoro, che si tratti di procedure di lavoro, che si tratti di eventualità finanziarie o altro).
La creatività dell'artista è finalizzata all'espressione della propria sensibilità, anche quando non riscontra il favore del pubblico.
Buon proseguimento
Avvalori la mia tesi.
@Adriano
La predisposizione è nulla senza lo studio.
La predisposizione aiuta il percoso di studi ed approfondimenti,
Lo studio da solo può generare capi tecnicamente validi ma non "buoni" capi per come intendo io il concetto.
...Pensa se il tuo amico avesse anche frequentato un corso di disegno o comunque affinato con lo studio il suo "dono".
Penso che leader si possa diventare se c'è una buona predisposizione naturale.
Mi spiego meglio: chiunque di noi può imparare a suonare uno strumento partendo da zero anche se, forse, non arriverà ad eguagliare le performance dei Beatles.
La stessa cosa vale per un coach sportivo di alto livello che non allena chiunque voglia fare sport ma solo chi ha già una predisposizione per eccellere.
Tutto questo andrebbe a favore della tesi che capi si nasce. E' vero, però, che nessuno diventa un musicista indimenticabile o uno sportivo di riferimento se non attraverso lo studio, l'esercizio e l'applicazione costante.
La mia risposta, dunque, è che capi si può diventare (per fortuna!) ma bisogna avere il carattere, la sensibilità, l'umiltà e l'intelligenza giusti.
Se tutto questo manca, è impossibile costruire un leader ma se tutto questo c'è, non basta certo a concretizzare un capo.
Alberto - Staff di QualitiAmo
ascoltare gli altri e i loro bisogni si può anche imparare: si può imparare studiando (ad esempio psicologia) ma si può imparare anche dall'educazione che si riceve in casa.
Scusa se sembro irriverente, ma mi pare vi sia una contraddizone quando scrivi che vi sono bambini con predisposizioni che si notano già dalle prime settimane ma che restino monche se non coltivate e alimentate con lo studio.
Se ci sono predisposizioni genetiche queste dovrebbero saltare fuori indipendentemente da tutto, mentre se lo studio e la competenza sviluppa la capacità di coordinamento (più bello che dire attitudine al comando) significa che tutti possono diventare capi o buoni capi studiando e applicandosi.
In quanto ai bambini di 4 anni che suonano Mozart... beh, quelli per fortuna (dell'arte, delle buona musica e di chi la apprezza) scelgono di fare i musicisti e non i "capi" di chichessia.
Ho avuto, molti anni fa, un amico con una innata capacità artistica al limite dell'incredibile: disegnava figure umane alla perfezione, senza modelli davanti e senza aver mai frequentato un corso di disegno nè tantomeno una scuola d'arte. Ma quella innata capacità di disegnare alla perfezione è data dallo spirito di osservazione e dal senso delle proporzioni che si possono anche acquisire attraverso lo studio anatomico; ben diversa cosa è avere nei geni la capacità tecnica di dirigere progetti e persone.
Credo e spero di aver scritto tutt'altro!
Che l'ambiente influenza l'individuo è per me inconfutabile, come tuttavia il fatto che già dalle prime settimane di vita di un bimbo si notano delle predisposizioni che però tali restano se non sviluppate con lo studio, con le esperienze e con l'aiuto dell'ambiente che ti circonda.
Credi ad esempio che solo lo studio permetta a certi bimbi di suonare Mozart a 4 anni?
Io parlavo di "buoni capi", capi "ideali" mica di "capi".
Ad esempio, quale studio, quale libro ti insegna ad ascoltare e "percepire" i bisogni degli altri?
Mi riferivo solo ed esclusivamente a questa tipologia di aspetti....
E come si stabilisce questo? con l'amiocentesi ? con una bioscopia? con la Tac?
Mah... sono sempre più prerplesso....
Sono sempre più convinto che sarà l'ambiente in cui il bambino cresce ad influenzare il suo carattere.
In quanto alla PNL che dice, alla mano, che capi si nasce... doppio "Mah..." e doppia perplessità, con tutto rispetto per chi ci crede ovviamente... del resto ognuno è libero per credere in ciò che preferisce.
Parto dal presupposto che secondo me non è vero che tutti i bambini nascono uguali. Diversamente non si spiegherebbero certe "predisposizioni caratteriali" visibili già nelle prime settimane di vita quando ancora non hanno avuto il tempo di subire le influenze familiari.
Detto questo, con la tesi che per "buoni" (non tutti, ma solo buoni) capi si deve anche un pò nascere, io mi riferisco e sostengo ancora che una predisposizione a creare delle relazioni, la capacità di ascolto e di percezione, cogliere l'attimo delle scelte importanti, assumersi responsabilità ed essere disposto a pagarne il prezzo ecc... sono peculiarità intrinseche nell'individuo e non generabili (ma certamente accrescibili) con lo studio, l'esperienza sul campo....
Studiare, unitamente al vivere sulla propria pelle le esperienze, è la base della crescità in termini di conoscenza, quindi certamente tutt'altro che un inutile perdita di tempo.
Infine, permettimi di evidenziare che in termini genetici, il "capo" che crede di appartenere ad etnie geneticamente elette ha già perso in partenza.
Il leader è il più comune degli individui, con la differenza che ha le braccia troppo corte e non arriva a staccare la spina alle 18, è follemente innamorato di ciò che fa, considera la sua azienda come parte di se stesso (almeno sino a quando ne condivide le azioni e gli obiettivi), sente la responsabilità del gruppo di persone (e famiglie) che con lui collaborano ecc...
Se si nascesse già capi o leader che bisogno c'è di studiare? che bisogno c'è di fare esperienze? si sa già tutto, si è già predisposti dalla nascita, si ha già una vita di sicuro successo e tracciata davanti a sè!
Ma, scusatemi un'altra volta: se esiste la razza dei capi per genìa (ovvero i nati capi) comè che (anche qui su Linkedin) ci sono così tanti capi / dirigenti /manager a spasso che cercano lavoro?
Forse i geni (sempre in senso genetico) mutano col passare degli anni e si perdono per strada, per cui taluni che nascono "capi" o "leader" poi diventano come noi comuni mortali?
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_______oo0o__°(_)°__o0oo_______ sto alla finestra e guardo
va bene, concordo. La domanda originale nel thread era: capi si nasce o si diventa? Si vogliamo eliminare gli OT, allora torniamo a qui, e mi ci metto pure io.
Risposta secca, se proprio devo: si diventa (a livello "tecnico-pratico", permettetemi la semplificazione), si nasce (caratterialmente)
piglio deciso solo per nascondere le loro insicurezze, incapacità ed
evitare il confronto..."
Condivido al 200%
proprio in quello che dici per me molte volte sta il problema: dare per
scontato che chiunque sia capo, leader o considerato tale creda nella
collaborazione, capacità di ascolto ecc ecc. Se con piglio deciso e
responsabile intendi un modo per mostrare sicurezza e dare sicurezza potrei
anche essere d'accordo, ma quante volte ho visto persone, "capi", usare il
piglio deciso solo per nascondere le loro insicurezze, incapacità ed
evitare il confronto, e credimi ogni volta ho visto il team naufragare con
il risultato azendale che puoi ben immaginare. Nessuno ha in mano la verità
provata, infatti penso che questi spazi di discussione servano proprio per
provare ad allargare le nostre visioni a punti di vista diversi, cosa della
quale io sono veramente affamato.
Ciao
Luca
tutto chiaro ora. Collaborazione, capacità di ascolto, il semplice "fare la cosa giusta", sono doti che deve avere chiunque, quindi le davo per scontate ;)
Ognuno parla della sua esperienza, e quindi nessuno ha in tasca la verità, su questo siamo tutti d'accordo mi pare. L'avere un piglio più deciso (e responsabile), dando per scontate capacità di saper interpretare sia il mercato che il team, per me in un capo è fondamentale. Tutto qua ;-)
Adriano,
e via con questo aspetto ottocentesco... e la battaglia... e la truppa... Si, a questo punto confesso: sono un retrogado! :) . Però non estrapolare da una caratteristica (una) che ho espresso quello che secondo me è la mia concezione di capo, perchè ti stai sbagliando e di grosso. Non c'era nulla di retrogrado, arcaico, superato, in quello che ho detto. O perlomeno, a questo punto, credo...
Ciao
Mirko
sarò sanguigno ma non agressivo. condivido quanto scritto da Luca: forse siamo ancora tutti troppo legati ad un aspetto ottocentensco del "capo" o "leader", inteso spesso come il condottiero che deve portare a termine la sua battaglia vittorioso e deve saper tenere a freno o spronare la truppa.
A volte penso che troppe persona "prendere decisioni" a volte è sin troppo facile; complicato è prendere le decisioni giuste (come dice Luca), ma se sono giuste o sbagliate lo si vede (spesso) solo dopo che sono arrivati i successi o i disastri.
E andare a fondo per l'incapacità del capo ... bhe... è peggio che andare a fondo per colpa propria, secondo me.
Non estremizzerei sino all'anarchia in fabbrica (anche se vorrei ricordare che all'inizio del '900 nelle prime fabbriche italiane c'erano diversi anarchici particolarmente attaccati al lavoro e non mi risulta che ne siano fallite per colpa loro): forse sarebbe utile avere anzitutto un progetto, coalizzare le persone interessate a quel progetto e viverlo assieme.
Ma torniamo al punto di partenza: è il concetto antiquato di azienda che va cambiato radicalmente. e assieme ad esso la figura del "capo".
Con simpatia
Non volevo in nessun modo essere aggressivo. Non e' detto secondo me che se
uno e' capace di prendere una decisione o di asssumere responsabilita' e
rischi allora e' un capo migliore o e' percepito dagli altri come un
leader. Forse bisognava aggiungere che il buon capo deve avere la capacita'
di prendere decisioni giuste, che per essere tali devono tenere conto di
una serie di variabili legate ovviamente alla performance aziendale o
sociale ma anche alle dinamiche delle persone che quella performance vanno
a creare e senza le quali non ci sarebbe.
Comunque il tuo chiarimento ha messo in luce che i nostri ragionamenti sono
molto simili.
capisco la tua battaglia personale verso una concezione del "leader" come essere eletto, e sono di certo d'accordo che non si debba ricorrere alla divisione in caste o all'analisi del DNA per identificarli alla nascita.
E' questione di carattere: credo che il carattere si formi durante la crescita dell'individuo, non al momento del parto, o sbaglio? Magari consultiamo qualche esperto, ma credo di non essere perlomeno troppo lontano dalla realtà.
Quello che ho detto non giustifica la risposta che dai nel tuo commento, semplicemente perchè non ho detto questo. Ho detto che il capo, è mia opinione, debba essere una persona capace di prendersi responsabilità. Responsabilità, in un'azienda, sono le decisioni.
Il capo ha, vorrei dire per definizione, persone che riportano e dipendono da lui. Quindi, il capo li deve saper gestire, indirizzare, ascoltare, valutare, e decidere da che parte tirare il carretto quando necessario: se in tutto questo tu vedi boria, non so che dirti. Se si gioca a briscola, c'è uno della coppia che decide il gioco da farsi, è normale e non è un male: non parlo di quello che tra una sanbuca ed una sigaretta si affaccia ai tavoli per gridare agli altri che stanno giocando che avrebbero dovuto "metterci un due" (rimanendo su esempi quasi bucolici, che mi garbano), e che allora si mi rappresenta solo boria ed arroganza. Oppure tiriamo su una bella azienda in cui vige l'anarchia, senza gerarchie quindi, e vediamo come va a finire? Qualsiasi cosa noi facciamo richiede decisioni: è giusto che le prenda il capo quando c'è un gruppo di lavoro o un'azienda o un ufficio o una squadra della bonifica a lavoro sui campi. Quindi, il buon capo sa prendere decisioni.
Scontato che le prenda dopo aver ascoltato e valutato, in prima persona che con i suoi collaboratori! Altrimenti si che è boria e arroganza, ma soprattutto incompetenza!
Se volevamo parlare di arroganza e boria, cavolo, ce ne erano dei pretesti ;)
Ciao
Mirko
mondo e' cambiato, nel senso che le persone sono cambiate, c'e' più
consapevolezza più conoscenza, in una parola più cultura. Per questo motivo
anche la funzione di "capo" non puo' più essere quella descritta poco fa
dal nostro amico, semplicemente e' diventata e diventera' sempre più
anacronistica.
Mi ricordo di un bidello delle elementari che si vantava di andare sempre in giro a testa alta... peccato calpestasse tutti i "fiorellini" canini sui marciapiedi.
Quante eprsone conosco che quando parlano hanno il piglio sicuro del capo! quanti che non hanno mai un dubbio nella vita, mai domande ma solo risposte.
Voler essere capo anche durante la partitella o la briscola spesso rasenta la boria e la sueprbia, sembra un po' come quegli egocentricio che te li ritrovi dappertutto (nel volontariato in parrocchia o nella sezione dell aprotezione civile, nei socialnetwork e pure alle elezioni del consiglio diquartiere) ma non piegano mai la schiena a lavorare, loro sono quelli che "coordinano"... sono quelli che organizzano il lavoro (materiale) altrui... finchè inevitabilmente gli altri si scocciano.
Questi non sono capi nè leader, io li definirei in altro modo ma non voglio scadere nel turpiloquio e quindi mi fermo qui.
Insomma, scusami ma la tua descrizione del capo non mi convince.
è un piacere leggere quello che scrivi ... mi trovi completamente d'accordo. E' vero io sono un po' teorico, probabilmente è dovuto alla mia ancora acerba esperienza. I credo molto nella condivisione delle informazioni, nel coinvolgimento delle persone e nella trasparenza dei comportamenti (a differenza di tutti i "capi" che ho e che ho avuto), sono la base necessaria per creare un team affiatato.
E sto provando sulla mia pello quello che stai dicendo in merito a certi leader convinti dall'alto della loro posizione che le cose possano essere imposte perchè da loro considerate efficenti, quando neppure sanno con chiarezza quello che fai e quali sono i problemi ai quali stai cercando di dare una risposta o soluzione e la cosa più paradossale è che non si rendono conto che tutto ciò va a discapito dell'azienda intera!
Ma invece devo provvedere io a me stesso e ai miei collaboratori e pure ai clienti.
E se mi guardo attorno vedo che la realtà non è molto dissimile, pur con tutte le sfumature possibili. Quindi devo essere più realista del Re. Il resto sono discussioni da newsgroup, esercizi di retorica accademica.
Luca, la tua tesi teoricamente è condivisibile, ma se scendiamo nel concreto evidenzi tu stesso che spesso l'azienda non dà al capo gli strumenti per gratificare i collaboratori. E quindi come si fa? con quelli ci devi lavorare, tutti i giorni.
Non solo, ma sei sicuro che tutti i ruoli in azienda consentano crescita economica individuale e carrieristica?
Per restare nel concreto e non perderci ancora in mille parole teoriche, ti faccio un esempio concreto: in una SPA/centro benessere (realtà che conosco forse meglio di altri settori) tutti i ruoli sono fondamentali: dai massaggiatori al back office, dalle estetiste alla reception, dal reparto acquisti agli addetti alle pulizie (torneresti mai in un luogo sporco e disordinato?).
Ebbene, verrebbe spontaneo puntare tutto sull'area commerciale e su quella tecnica (massaggiatori, estetiste,ecc.) sia come attenzione che come gratificazioni, tralasciando le figure facilmente sostituibili (reception e pulizie).
Queste sanno che non avranno mai grandi possibilità di carriera nè di avanzamento dello stipedio, quindi vivranno con frustrazione il loro lavoro. Perchè impegnarsi se tanto dopo 15-20 anni saranno ancora a fare le medesime mansioni? Sai, non tutti credono alle favole metropolitane che si possa diventare da lustrascarpe a banchiere.
Ma una persona addetta alla reception o alle pulizie può inflienzare col suo lavoro il successo della SPA (efficenza e cortesia del ricevimento, scrupolosità e precisione delle pulizie, ecc.). Cosa fai, licenzi ogni mese il personale che non lavora bene? Li tieni buoni col ricatto del licenziamento? Quanto può durare questo giochino?
Allora, invece di mettere in competizione le persone per spremerne il succo da ognuno, mettiamo buona armonia: costruiamo una squadra vera, dove ognuno ha un ruolo e una responsabilità e facciamo in modo che il successo di ognuno sia il successo della squadra e viceversa, il successo della squadra sia anche il successo di ogni ruolo e di ogni persona.
Non abbandoniamo la squadra a sè stessa per 11 mesi all'anno e poi la cazziamo quando i risultati piangono: facciamo riunioni periodiche dove si esamina il lavoro di tutti (anche del capo, perchè no? anche i capi sono sostituibili se incapaci), dove si cercano soluzioni ad eventuali problemi col contributo di tutti ("Io un'idea già ce l'ho, ma TU come faresti per risolvere questa cosa? Mi piacerebbe conoscere la tua opinione e confrontarla con la mia." è la frase più bella per me!).
Insomma, si dividono le soddisfazioni materialie morali.
Stai tranquillo che se tutti son coinvolti davvero, se si sentono parte di un meccanismo che ha bisogno di loro e non si sentono discriminati rispetto ad altri colleghi... beh... credo proprio che l'impegno ce lo mettano.
Purtroppo invece, in Italia i capi e i leader si sentono semi-dei (spesso bisognerebbe togliere il "semi") al di sopra di tutto e di tutti: quando el cose vanno male è colpa degli altri, quando le cose vanno bene è merito loro. E infatti si vede in che condizioni è il Paese...
Buona giornata
Ma è un giochetto che non può funzionare sempre: prima o poi le persone aprono gli occhi, soprattutto quando vedono che gli si chiedono solo sacrifici ma per loro non cambia nulla.
Quando si chiede bisogna anche saper dare: se si chiedono sacrifici, impegno, disponibilità oltre il necessario bisogna sapere che tutto va pagato; bisogna sapere sin da subito che le persone si impegnano ma per avere qualcosa in cambio e non sempre bastano gli elogi.
Perchè un dipendente dovrebbe dare impegno, disponibilità e accettare sacrifici se la sua posizione non cambierà? se non avrà benefici economici o sottoforma di altri benefit?
Mi pare che molti invocano l'uomo forte, il Capo con "attributi olimpionici", il Capo che mette in riga col solo sguardo. Che si stia vivendo un periodo difficile nel campo del lavoro è palese, ma davvero credete che il buon capo si vede nel modo in cui sa stillare il ricatto del licenziamento ai suoi sottoposti?
Sono molto perplesso...
un capo deve essere in primis capace di portare l'azienda e i suoi collaboratori verso una meta, quindi deve avere visione strategica e carisma per essere aiutato da chi sta intorno a lui e/o dipende da lui.
Per esperienza ho passato due anni presso una multinazionale dove ero l'assistente del CEO a prova del fatto che finchè il capo è leader e riesce a farsi seguire l'azienda va avanti, diversamente quando si fa influenzare, fa progetti campati per aria e soprattutto non ascolta più i suoi manager, le persone di cui si fida e l'aria che tira in azienda, perde credibilità, la capacità di sacrificio e la motivazione dei propri dipendenti, ed è facile passare dall'essere una azienda in cui crescere ad una da lasciare velocemente prima che ti trascini a fondo.
Se il capo non fa il capo, o perde interesse nell'esserlo è un danno enorme, perchè i soldi per far fronte a delle difficoltà o perdite in qualche modo si trovano sempre, ma collaboratori motivati, proazienda e fiduciosi nelle tue capacità..molto meno.
Se fosse il primo caso bastere bbe avere solo Tizio e Caio in azienda, licenziando tutti gli altri che sono zavorre. Sarebbe troppo comodo dire che il Cpo ha determinato il successo ma c'è bisogno anche di qualche subalterno sottopagato che deve sporcarsi le mani...! quello di carriera non en farà mai, per destino.
Se invece si considera il successo come il risultato del team... beh allora anche i meiti (comprese promozioni, premi, aumenti di stipendio, progresso di carriera, ecc.) devono essere EQUAMENTE distribuiti.
Se non sono bravo come il mio collega il mio (buon) capo dovrà capire quali sono i punti deboli e a quali mansioni destinarmi per "tirar" fuori da me il meglio; non solo, ma forse la gratificazione (anche economica e di carriera) stimolerà più me che non il/la collega prediletta.
Intendo dire che l'impegato, il lavoratore, che vede gli altri progredire e sé staaa/o fermo al palo può essere vititma di frustrazione e demotivazione sempre crescenti. Sui libri e nei corsi di formazione spiegano che chi non riceve promozioni si chiede (o si dovrebbe chiedere) "Perchè gli altri vanno avanti e io no? sono incapace, sono peggio, mi devo impengare di più" e altre amenità del genere.
nella vita reale invece sappiamo tutti che le cose non vanno così: chi si vede passare continuamente davanti gli altri aumenta la sua rabbia verso il capo e l'azienda: se prima il suo impegno era 60 di sicuro non avrà lo stimomo per dare 80, ma darà 40 o 30 tanto sa che di carriera non ne farà mai, di aumenti avrà solo quelli previsti da contratto.
Perchè dovrebbe dare di più se le sue prospettive sono di non cresita sino alla pensio? tira a campare!
Ecco perchè credo nel team affiatato che cresce e progredisce assieme. ogni persona ha un ruolo e una responsabilità: se non riesce a stare al passo con gli altri se ne parla, si cercano le cause e le possibili soluzioni, si cerca tutti assieme di superare l'ostacolo. Non si privilegia nessuno ma neppure si creano frustrazioni nelle persone. Sarebbe peggio.
Vorrei ricondurre il dibattito al nucleo delle mia riflessione e indirizzare alcune interpretazioni che mi paiono estreme e anche un po’ scontate: non confondiamo le preferenze pregiudiziali con la capacità di individuare e coltivare il talento; non ho parlato di crocifiggere lo sbaglio né di alimentare cinicamente la competizione tra colleghi per aumentare il mio potere, anche se, fintanto che è un sano stimolo a tenere alta la barra, trovo che sia solo utile, forse persino necessario.
La leadership prima che privilegio è responsabilità verso l’azienda e verso le persone, per l’efficienza della prima e l’appagamento e la valorizzazione delle seconde. Ma panem et circenses per tutti in modo paritetico sa molto di 6 politico e sappiamo bene che danni abbia fatto. Se gestisco un gruppo di 10 persone, è aritmeticamente impossibile che siano tutti di pari potenzialità: quindi premi, aumenti di stipendio, promozioni, piani di successioni non sono per tutti o non per tutti alla stessa velocità o frequenza.
Se non sono brava come il mio collega, vorrei un capo che mi evidenziasse la strada che devo colmare e se continuerò a non essere bravo come il collega vorrei che mi venisse chiarito che non ho quelle potenzialità. Un sano bagno di realtà avuto in tempo utile, è meno doloroso di una frustrante vita lavorativa spesa attendendo ciò che non arriverà mai.
Ritengo che un leader e un manager, possa ritenersi tale quando è in grado di prendere decisioni, coraggiose, anche dolorose, impopolari, ma dovute e saper scegliere fa parte di queste. Se non abbiamo il coraggio di decidere e sopportare il peso di questa forma di solitudine, abbiamo il dovere morale e intellettuale di rifiutare la managerialità.
In previsione dei lavori primaverili in giardino decisi di far revisionare un tagliaerba.
Mi recai nell'officina di riparazione di questi atrezzi più vicina a casa; il posto è piuttosto grande ma l'impatto fu molto deludente: locali semibui, grande disordine, macchinari ammassati, due dipendenti svogliati e incavolati che polmizzavano fra loro sui lavori e sottovoce inveivano contro il titolare. Questi con la tuta sporca e anche lui nervosissimo che andava nervosamente avanti e indietro. Fortunatamente mi disse che non trattava la marca del mio apparecchio e che avrei dovuto rivolgermi ad altra officina.
Quest'altra mi offrì un impatto completamente diverso: ambiente luminoso, piccolo ma ben ordinato e pulito, con una zona esposizione; il titolare e i dipendenti cordiali coi clienti, unaria rilassata che non pareva neppure un luogo di lavoro e attesi senza accorgermene i 20 minuti per la riparazione chiacchierando con loro.
Ecco due modi diferenti, soprattutto nei risultati, di essere "capi": il primo è un capo che tendere a tenere sotto pressione i subordinati, facendosi temere, ribadendo ogni giorno la sua autorità e "spremendo da ognuno" più possibile (come suggerito in passato da alcuni interventi); secondo invece ha creato un clima disteso, sereno in cui c'è spazio per due chiacchiere col cliente e la pausa caffè o sigaretta, con la sicurezza che se dovesse verificarsi la necessità del cliente che si presenta all'ultimo minuto il dipendente avrà scrupolo di fermarsi per lo straordinario senza che nessuno glielo imponga.
Quale è il capo migliore secondo voi?
La meritocrazia non è arrivismo a tutti i costi, perchè lo sappiamo tutti come vengono conseguiti certi "meriti".. a volte.
A me piace, quando posso, accontentare tutti nel senso di far sentire ognuno parte essensiale di un successo conseguito; puntare il dito su Tizio o su Caio nei casi di insuccesso, invece, è solo segno di debolezza del capo.
Se bisogna lavorare come una squadra non si possono mettere le persone le uno contro le altre: la competizione deve essere verso i nostri concorrenti, non all'interno della nostra squadra.
Quando si istaurano gelosie interne, quando cominciano a circolare voci come "Quello/a è sotto l'ala del capo.... il capo non mi può vedere..." allora significa che il capo sta facendo mal eil suo lavoro e fa male gli interessi dell'azienda.
Mi ha disorientato: un capo deve accontentare tutti? è corretto che non scelga mai? la meritocrazia dove sta?
Mi domando se questa è una chiave di lettura condivisibile. E se non lo fosse, esiste però una parte di mondo che la pensa così...
Questa notte la seconda corte d'assise di Torno ha emesso una sentenza che tutti i media definiscono storica contro i dirigenti della Thyssenkrupp, ritenuti colplevoli di "omicidio volontario" per la morte di 7 operai nel 2007 a Torino.
Condannato a16 anni all'amministratore delegato; condanne a 13 e 10 anni per altri dirigenti.
Senza entrare nel merito del processo, ognuno potrà trovare i particolari su giornali, internet, radio e TV, mi pare un buon punto di rilancio per la nostra discussione.
La sentenza parla di "omicidio volontario" in quanto sia l'amministratore delegato che i suoi manager sarebbero stati perfettamente coscenti dell'alto rischio che avrebbe poututo comportare vittime fra i lavoratori, determinato dallo smatellamento degli apparati di sicurezza. Tuttavia, per contenere i costi, si sono coscentemente assunti il rischio di possibili vittime per far risparmiare l'azienda.
In pratica, lo stabilimento era in fase dismantellamento e "spendere" per la sicurezza dei lavoratori è stato ritenuto troppo oneroso, accettando l'azzardo di un incidente sul lavoro.
Se questa disgrazia non fosse successa, se lo smatellamento dello stabilimento si fosse concluso senza incidenti (ma col reale incombente pericolo che potessero avvenire) sia l'A.D. che i suoi stretti collaboratori sarebbero stati considerati degli ottimi "capi" con le doti "innate" tipiche dei loro pari, perchè avrebbero fatto risparmire molti soldi all'azienda anzichè "buttarli" per la sicurezza sul lavoro.
Secondo alcuni interventi di questa discussione, il buon capo è colui che sa calcolare e assumersi i rischi: ecco qui il rischio c'era ed era prevedibile.
In questo caso, secondo i periti e i giudici, non si può parlare di disgrazia imprevedibile.
I "capi" hanno freddamente preferito mettere a repentaglio la vita dei lavoratori pur di dimostrare la loro...ehmmm... bravura nel far risparmiare l'azienda.
Alla luce di tutto ciò, come considerate questi capi?
Avreste voluto lavorare per loro?
P.S. per amor di verità và detto che questo è il primo grado di giudizio e ve ne saranno altri due, ma gli stessi avvocati dela Thyssen non si aspettano giudizi molto diversi dai processi di appello e di Cassazione.
Di seguito vi allego un intervento di Alberoni sul Corriere di circa due anni fa. Il titolo riassume bene il tutto
" I dubbi non fanno parte delle virtù di un capo"
di Francesco Alberoni
Come deve essere il capo in tempo di crisi? Deve avere le qualità di un leader carismatico. Cioè venir riconosciuto e voluto come capo dai suoi dipendenti perché credono in lui, ne hanno fiducia. Non deve essere dubbioso, incerto, spaventato. Il capitano di una nave in tempesta darà sempre l'impressione di avere perfettamente sotto controllo la situazione e saper portare tutti in salvo. Questo tipo di leader ha sempre due aspetti.
Da un lato è lontano, superiore, inaccessibile, circonfuso da un alone di invincibilità ma, nello stesso tempo, tutti devono sentirlo vicino come se si occupasse personalmente di ciascuno di loro. I grandi condottieri sono sempre scesi in mezzo ai soldati a condividere le loro stesse fatiche. E non deve mai dare l'impressione di fare le cose per sé, ma per tutti. Infine è importante che sia giusto, riprendendo chi fa male e premiando chi merita. Nei momenti di emergenza la gente sa che deve rinunciare ai privilegi, lavorare meglio e accettare una maggior disciplina. Il capo perciò dovrà essere fermo, esigente, chiedere di più.
Ma a sua volta dovrà spendersi, prodigarsi. Da lui ci si aspetta che sia bravo, bravissimo. Tutti si sentono rassicurati quando sono diretti da un genio. Ma il genio deve dimostrare le sue capacità, fare azioni che producono immediato successo. E innovare, inventare, tenendo tutti attivi, mobilitati... Vi sono dei capi incapaci che invece non cambiano nulla pensando di dare sicurezza. Sbagliano, l'immobilità fa paura. Quando deve tagliare le spese il bravo capo mette in atto nuove iniziative che fanno sperare in una ripresa, in una espansione. Dalle sue parole e dalle sue azioni i dipendenti capiscono che ha una visione globale, una strategia di successo. Il cattivo capo invece vuol ridurre solo le cifre.
E i suoi si accorgono che non conosce la realtà umana e sociale, non conosce il mercato, non ha una strategia e che perciò taglia anche le risorse più preziose. Ricordo un leader che teneva sotto le armi un numero enorme di soldati e, per risparmiare, non investiva nella tecnologia e nelle armi più moderne. Ci sono dei capi che agiscono ancora così. Che considerano la crisi un puro fatto contabile. Si isolano o fanno riunioni inconcludenti, non prendono nuove iniziative, annegano nei conti e così generano sfiducia e diffidenza. Il miglior risparmio, in questi casi, sarebbe quello di licenziare immediatamente loro."
Capi si diventa, purtroppo a volte senza averne i meriti.
Comunque mi pare il più fulgido esempio che le "radici" e i "geni" contano assai poco per divenire persone in gamba e capaci.
Saluti
P.S. Certo che anche recitare la parte del fratello scemo ha i suoi vantaggi... :-))
Sono poi comunque convinto che la formazione, il saper ascoltare consigli e scrutare comportamenti caratteristici dei "superuomini", possa compensare, nella maggior parte dei casi, i tratti caratteriali personali lacunosi.
Leggo di "preferiti" già nei geni, forse prima ancora di essere concepiti, leggo delle divine qualità che avrebbero i leader, leggo delle innate capacità dei capi... ma poi mi guardo attorno e mi chiedo dove siano questi "leader nati".
In che cosa sono speciali questi leader e capi dalla nascita, se da anni ci si barcamena all ameno peggio in questo Paese?
In questi anni in Italia hanno chiuso molte aziende, basta girare e si vedono zone industriali costellate da striscioni e cartelli "Affittasi" e Vendesi" sul capannoi: qelle aziende non avevano capi e leader? ma forse quelli non avevano i "geni del capo e del leader" alla nascita...
Parlo con ragazzi che potrebbero essere miei figli e tutti si lamentano del precariato: mi chiedo d quanti anni non nascono leader nè capi che siano tali in questo nostro povero Paese.
O forse l'abilità dei leader e dei capi sta pioprio nel far creswcere i fatturati delle aziende mantenendo questa situazione di istabilità dei giovani, così che debbano sempre tenere la testa bassa col ricatto del "così o manco quel poco" ... ?
Insomma, queste descrizioni del leader o del capo perfetto mi sembrano begli esercizi teorici ma alquanto slegati dalla realtà di ogni giorno.
Forse in questa condizione nonsi dovrebbe parlare di capi e leader ideali ma di quadri che cercano di portare la barca in porto.
L'aforima di Pausch mi sembra alquanto bizzarro: qualcuno ha mai ottenuto risultati (onestamente, senza raccomandazioni o nepotismi) senza la necessaria esperienza? suvvia... !
Buona serata
Randolph Frederick Pausch
Il vero Leader ha innate doti da comunicatore e trascinatore, ma sul campo e con "l'esperienza" semplicemente si migliora.
Per motivare e far lavorare meglio i propri dipendenti/subordinati (e ne gestisco diversi...) per prima cosa non bisogna considerarli in quanto tali.
La squadra vince se è coesa, se tutti hanno fiducia e non invidia del lavoro degli altri; se il "capo" non ti è sopra, ma di fianco.
Il capo deve dare l'esempio, deve motivare, deve saper capire e trovare soluzione ai più comuni errori come alle grandi debacle e sempre senza serbare rancore o personali acredini (e questo non si riesce ad imparare, è un modo d'essere).
Ma tutti Voi concorderete che ancora non basta, solo la collaborazione e la rettitudine portano ad avere stima e fiducia, questi due fondamentali sentimenti non si ispirano, si guadagnano sul campo e si consolidano nel tempo: come detto in un intervento precedente, questo è più facile se il manager in questione è partito dal basso ed ha fatto la giusta gavetta: solo conoscendo come si fa il tuo lavoro (e come non si dovrebbe fare) il vero capo esercita sempre la sua autorità dal solido piedistallo dell'esperienza.
Soltanto in questo senso, distinguo il buon capo dal leader: la persona normale a volte sbaglia e lo riconosce, il leader non sbaglia (o se sbaglia lo nasconde molto bene.....)
Io un paio di sassi li ho lanciati, sono curioso di vedere che cerchi faranno nell'acqua..
Se non nasci con qualità da leader non potrai mai diventare un buon capo, seguito ed apprezzato in maniera incondizionata dal tuo ufficio.
Sono inoltre d’accordo nel ribadire che chi è capo come giusto osserva qualcuno non se la deve in alcun modo “tirare o sentire superiore agli altri”, il rapporto con i propri collaboratori non deve assolutamente mutare se non solo sul fatto delle responsabilità verso la direzione.
Infine desidero precisare che, se un buon capo non produce risultati più che soddisfacenti, in una qualsiasi azienda seria che guarda al profitto, in genere viene sostituito, lo dico per esperienza (positiva) diretta.
Un cordiale saluto a tutti
Daniele Spiga
Se leader e capi si nasce, questi dovrebbero avere la dote sovranaturale che il resto del mondo non ha per affrontar e risolvere le crisi, no?
Se leader e capi si nasce, significa che si è geneticamente più bravi e preparati di altri: perchè quindi questi superuomini non ci tirano fuori da questa stagnazione?
Forse chi "nasce capo o leader" non ha capacità superiori agli altri? o forse non è vero che queste siano doti che si hanno per vocazione?
O forse dire che "leader e capi si nasce" è un modo per giustificare taluni propri insuccessi e non riconoscere la preparazione altrui (dei leader e capi) ma la si definisce per comodo una questione "genetica" , quindi o la si ha o non si ha già al momento della nascita?
O forse ancora, chi è capo e scrive che "capo lo si nasce" se la tira un po' e si sente superiore ai comuni mortali?
E ancora, nessuno spiega come mai questi che "capi lo nascono" ci hanno ridotto in braghe di tela. Nati maluccio, pare... a giudicare dai risultati.
Buona giornata a tutti
Un buon capo deve avere non solo la propensione al comando, un buon capo deve essere umile e disponibile ad ascoltare, fattori che a mio parere sono determinanti
per ricoprire il ruolo e per poter fare le giuste valutazioni.Infine, un buon capo per esperienza diretta deve sempre coinvolgere il proprio staff nelle attività aziendali e renderli partecipi alle riunioni, utili per il buon andamento del lavoro e dell'azienda.
Capi si può anche diventare ma dopo avere maturato esperienza, determinazione, ambizione e umiltà, che penso questa sia una cosa innata.
Diversamente, la vedo molto dura, i rapporti interpersonali con gli altri, colleghi, clienti, fornitori, etc., sono fondamentali per mantenere il ruolo, una persona aggressiva che
non riesce a controllarsi è molto difficile possa assumere ruoli di comando.
Un saluto a tutti
Daniele Spiga
E come si spiegano i Capi inetti e incapaci, messi nel ruolo più per le abilità linguistiche (non nel senso della conoscenza di più idiomi, ma nell'uso che fanno dell'apparato orale) che per capacità tecniche?
E come si piegano certi Leader politici o industriale che portano alla rovina il loro Paese o l'impresa (spesso pubblica) in cui operano, magari uscendone con liquidazioni superiori ai bilanci che hanno devastato?
Speriamo solo che non arrivi alla divisione in caste, con un testa quella quella dei Leade e dei Capi: nel Bel Paese staremmo messi maluccio...
Buona giornata a tutti
Mi auguro di trovarne ancora così.
Se vogliamo possiamo acquisire le capacità di un capo; negli interventi precedenti sono state elencate alcune di queste capacità.
Un grande capo è quello che sa scuoterci, fa vibrare le nostre corde emotive e ci spinge all'azione. Tira fuori il meglio di noi facendoci ottenere risultati impensati.
La capacità primaria che il capo deve praticare è quella di far leva sulle emozioni dei suoi collaboratori.
Pur rsipettando le opinioni di chiunque, trovo il video di andrea Delledonne (linkato da Simone) alquanto bizzarro: l'esaltazione del timore è una sciocchezza, o meglio può pagare sul momento ma non porta mai a risultati duraturi.
Lavorare con un capo che si teme è frustrante e demotivanante, significa lavorare esclusivamente per "portare a caa la pagnotta" , singifica "rispettarlo" solo per timore diperdere il posto e quindi non porta ad impegnarsi al 100%. Chi lavora per un capo che teme finisce sempre per cercare di fregare il suo capo: è quindi lungimirante un capo del genere? direi di no.
Il video contrappone al capo temuto il capo amato: questa è la figura che prediligo; il capo che sa motivare senza ricattare, che sa coinvolgere senza soverchiare, che sa avvalersi dell'esperienza altrui senza rubarne meriti ma esaltando le capacità del team.
Capi non si nasce, lo si diventa con l'esperienza, la cultura e il buonsenso.
Concordo con Costanza quando dice che un buon capo deve essere la persona più umile e defilata del team, putroppo spesso è il contrario.
Il buon capo è quello tagli ail suo stipendio quando taglia quelli dei sottoposti.
E' quello che condivide i successi e non solo le crisi aziendali, perchè i successi di una azienda non sono mai merito di una sola persona.
A Napoli si dice (efficacemente) che "Il pesce puzza dalla testa": se le cose in azienda vanno male si cominci a vedere se i capi sono adeguati al loro ruolo.
Infine, vale sempre la regola della Legge di Murphy:" Fidati solo di chi ci rimetterà almeno quanto te se le cose dovessero andare male". Il capo ci rimetterebbe quanto i suoi collaboratori salverebbe solo la sua pelle?
Buon lavoro a tutti
Se posso vi segnalo alcuni video che parlano del ruolo del capo:
http://www.videodimpresa.com/video.php?video_id=44http://www.videodimpresa.com/video.php?video_id=38
sono 2 interviste con visioni diametralmente opposte, ma che danno grandi spunti di riflessione.
E questo, al minuto 4:34 si parla della leadership:
http://www.videodimpresa.com/video.php?video_id=40
Per vari anni ho lavorato con "capi" accentratori e dittatori e nella maggior parte dei casi i più intimi o vicini erano sempre persone poco collaborative, trasformiste e molto loquaci con i vari capi di turno.
Vero anche che un buon Leader deve essere prima di tutto un buon dipendente(Valeria)
Come la giriamo la "selfconfidence", individuata da Valeria come caratteristica del leader, rimanere imprescindibile.
Condivisione,ascolto,rispetto,giustizia sono le parole magiche di un "vero" leader.
@ Angelo: è propsio vero ho avuto un grande capo ed ora che non lavoriamo più insieme ho un grande amico
Un capo se vuole fare grandi cose non può farle da solo. Deve obbligatoriamente circondarsi di ottimi soggetti, dare loro la responsabilità di funzione, guidarli al successo. Devono essere la sua cassa di risonanza in tutta l’azienda. Deve comunicare con loro ogni giorno per mantenere stretto il legame.
Il tuo capo è andato oltre: ha creato un legame indistruttibile!
Un buon capo deve saper fare il coach, deve prendere scelte coraggiose, deve saperle giustificare ai suoi, deve comunicare la vision al suo gruppo, deve saper tagliare i rami secchi, deve difendere il gruppo verso l'esterno, ma poi all'interno ridare equilibrio al gruppo, magari prendendo anche provvedimenti. Poi, dopo tutto questo, puo' anche conoscere i prodotti e le dinamiche aziendali. Capi un po' si nasce e lo si finisce di diventare non smettendo mai di studiare e di sperimentare in prima persona, rischiando. Paola.